sabato 4 luglio 2015

Bye bye Darwin! Parte II di II.



TRASLAZIONE EVOLUTIVA
Riassumendo l'ipotesi iniziale, possiamo dire che la vita ha impiegato eoni a lasciare le tiepide acque della placenta terrestre, gli antichi e immensi oceani primordiali.
Ha conquistato la terra fuoriuscendo dalle acque, una sorta di parto, di venuta al mondo, gradino indispensabile per le future mete, che riguarderanno senz'altro ciò che sta sopra la terra, il cielo, così come la terra sta sopra l'acqua.
Noi, le antiche lucertole, eravamo come gelidi sassi, la materia si muoveva lenta e fredda.
Ora, quali mammiferi a 36,5 ° gradi, siamo paragonabili a pesanti e rozze locomotive a vapore.
Non a caso ho fatto un paragone con uno dei simboli del nostro sviluppo tecnologico.
C'è stata, una traslazione evolutiva.
Oggi si sta evolvendo la macchina a discapito dell' uomo.
L'uomo sta evolvendo le macchine ma non se stesso.
Il cervello continua ad evolversi, ma c'è un grande disequilibrio perchè gli organi vitali sono due e nella sfera cardiaca c'è ancora così tanto da lavorare.
La scissione tra mente e cuore, anzichè una fusione che porti al pensiero cardiaco viene vissuta da ogni essere umano, su ogni piano di esistenza: quando lavoriamo, quando ci relazioniamo con gli altri, quando amiamo, nel nostro tempo libero...un un gap evolutivo nella parte più profonda dell'uomo.
Anzi l'uomo stesso, dimentico delle sue dimensioni interiori, si sta trasformando in macchina, mimetizzando la sua incipiente mancanza di pathos, sentimenti ed empatia (Calore interiore) con una freddezza glaciale da automa che al più utilizza il calore come mero strumento per compiere lavoro e fatica, come un qualsiasi trattore o braccio meccanico.

"Il futuro che ci viene prospettato da tutti i mass media, dall’industria tecnologica e da una certa divulgazione scientifica è quello di un’ulteriore fusione tra uomo e macchina, letterale ed anatomica, prima con aiuti e protesi esterne , quali ad esempio gli ormai poco avveniristici Google Glass, e poi con veri e propri impianti. Ritengo sia emblematico che, anche nell’attuale panorama cinematografico, in moltissimi film la figura di un supereroe sia sempre associata a
parole come metallo, ferro, acciaio e modifiche bioingegneristiche di ogni sorta.
Si evince quindi sempre più come persino l’idea di evoluzione dell’uomo venga considerata legata, anzi, addirittura imprescindibile, dall’evoluzione della tecnica.
Sempre e comunque una proiezione all’esterno, dunque.
Un grande velo di silenzio, tenebra e ostilità cala ogni volta che si tenta di pronunciare parole tabù come evoluzione interiore.
Futuro Antico.
Tesina per la facoltà di sc. politiche, cooperazione e sviluppo locale, 2014.



LUCE, CALORE E...?


Movimento. E' il terzo elemento inscindibile dalla vita.
Quando un nostro simile muore, vengono a mancare:
Luce: l'iride si opacizza, come se una scintilla all'interno dell'occhio si ritraesse per sempre.
Calore: la morte è fredda, con lei, a livello fisico, tutto si spegne e si chiude.
Movimento: la morte porta rigidità e stasi.
E' interessante notare che queste tre qualità si possono individuare anche in una teoria, un pensiero, un libro, una corrente politica, un discorso etc etc.
Se è vero, in qualche modo, che luce e calore sono aumentati durante l'arco evolutivo, a maggior ragione lo si può dire per il movimento. La velocità sta superando tutte le barriere, presto si giungerà all' hic et nunc. La telepatia non è un traguardo così utopico. Smartphones, social networks e chat sono dei prototipi meccanici, delle proiezioni tecnologiche di veri traguardi biologici e psichici che senz'altro raggiungeremo.
Potremmo anche dire che è il movimento a generare luce e calore.
Se la scienza volesse e potesse indagare quei magici istanti, per loro natura così rari, dove un'artista riceve una folgorante ispirazione o un santo raggiunge durante la sua meditazione un istante di vera illuminazione e comunione con il divino, non rivelerebbe, tramite i suoi sensori, un movimento e una luce anomala in qualche parte del suo corpo?
Non sono forse gli stessi santi, i ricercatori di Dio, a raccontarci cosa avviene nei loro corpi in certi momenti particolari? Non ci parlano forse di fuochi e fiamme interiori?
La chimica stessa dei loro corpi cambia.Divampano incendi invisibili eppure palpabili. Un grande lavoro su se stessi, una forte disciplina e una granitica aspirazione all'alto non potrebbero forse produrre alla lunga uno stato di sovraeccitazione nelle proprie cellule?
Le leggende riguardanti le auree e le aureole non sono forse radiazioni ed emanazioni provenienti da un corpo "trasfigurato" e trasceso ad altri livelli di coscienza? O per dirla in termini scientifici "sovraeccitato"?
I minerali radioattivi sono quelli che hanno trasceso lo stadio del sasso inerte ed hanno sprigionato una sorta di movimento interiore, sono l'eccellenza evolutiva di tutta la tavola chimica.
Vi è un lungo e sottile filo dorato che collega le mitologie antiche con tutte le loro schiere di divinità, semidivinità ed eroi che compiono atti leggendari ai supereroi odierni, raccontati da film e fumetti, che possiedono poteri speciali e sovrumani.
Come ci insegna Hillman, il grande psicologo junghiano, gli antichi dei non sono morti, sono solo stati sotterrati e dimenticati, l'inconscio collettivo non li ha però spodestati e calpestati ma li fa riaffiorare nel mondo appena se ne presenta l'occasione.
L'arte è un ottimo metodo di resurrezione per ciò che si pensava morto e sepolto.
Tutto questo per dire che abbiamo già instillato nel profondo del nostro essere il progetto originale, sappiamo già dove stiamo andando e come saranno gli uomini del futuro. Dobbiamo solo avere il coraggio di scendere con una torcia in mano in quei reami chiusi a chiave da secoli e millenni di imprinting religioso prima e scientifico poi, per risvegliare quegli arti e organi da troppo tempo atrofizzati.

I LIMITI DI DARWIN

l'evoluzione stessa ci ha portati ad avere un apparato molto più articolato di quello animale: oltre al corpo fisico possediamo una mente, un intelletto logico-meccanicistico, un intuito, una componente emotiva, sentimentale.
I più "progressisti" parlano anche di un'anima e uno spirito( ci sono, per esempio nella tradizione vediche, scale molto complesse e precise per quanto riguarda la composizione del corpo umano).
Finchè sei animale o pianta l'evoluzione riguarderà la forma del tuo becco, la lunghezza del tuo collo, la larghezza delle tue foglie, la grandezza dei tuoi semi.
E noi?? Noi che non siamo più legati solamente al nostro corpo ed ai nostri istinti, in quale direzione ci evolveremo? Cosa evolveremo di noi?
Se le scimmie sono diventate ominidi e gli ominidi uomini che cosa diventeranno gli uomini? E soprattutto: come ? Per quali meccanismi ?
Solo per motivi esogeni( sconvolgimenti ambientali, futuri viaggi spaziali e adattamento a condizioni extraterrestri) oppure anche per cause interne, non spontanee ma autoiniziate, coscientemente e consapevolmente?
Sarà insomma un'ulteriore evoluzione anatomica o inizierà a smuoversi qualcosa anche a livello di coscienza?
E' vietato dalle tavole dei dieci comandamenti scientifici pensare di evolvere per libera scelta?
Le gravose condizioni del nostro pianeta non ci stanno forse COSTRINGENDO ad una rapida evoluzione anzi rivoluzione nei nostri pensieri, nei nostri rapporti umani, nella nostra cultura, nel nostro stile di vita?
E non è forse anche questa evoluzione nel più puro senso darwiniano?
E lo scopo non è certo la sopravvivenza del più adeguato alle leggi di mercato imperanti, ma semplicemente di raggiungere un equilibrio, un'armonia.
Il termine cooperazione non esisteva nemmeno al tempo di Darwin.
Le scienze naturali, perennemente in ritardo bradipesco, stanno iniziando a scoprire solo ora il fittissimo reticolo di cooperazione ed armonia esistente tra le varie specie viventi.
Sono davvero stanco di sentire parlare solo di Galapagos con ste cazzo di iguana di mare e fringuelli dai becchi molteplici....Occupiamoci un pò di noi porca miseria!
Perchè l'evoluzione deve essere solo un concetto biologico applicabile alle scienze naturali?
Perchè non inserirlo anche nella psicologia, nella sociologia, nella storia ?
La seppur eccellente idea darwiniana è così tragicamente monca e incompleta, lo stesso Darwin, a conclusione del suo lavoro, ha ammesso di non sentirsi per nulla appagato, come se sapesse di essere ben lontano dall'aver risolto la questione.
Cadde in depressione perchè qualsiasi vita spesa nel bieco razionalismo e meccanicismo esasperato, senza sapere accedere ai livellispirituali e artistici del nostro essere, porta solamente, a lungo andare, a una depressione cronica e un profondo malessere interiore, sostanzialmente ad una vita incompleta e dimezzata e carente di un quid che non riusciremo mai a definire.
E' inoltre fondamentale ricordarci come la teoria darwiniana sia figlia del suo tempo, un XIX secolo bieco e crudele, che vede sorgere l'impero della Macchina, in tutte le sue declinazioni, che sposa così bene un altro impero, quello dell'uomo bianco. Darwin era figlio del suo tempo e profondamente radicato nella società inglese che, nel bene e nel male, ha radicalmente segnato quel secolo.
Affidarsi a Darwin è come affidarsi, in campo economico e sociale, ai proclami di Adam Smith & company. Medioevo puro.
La grande macchina, diventata ora Sistema, è stata magistralmente descritta dal filosofo Gunther Anders in L'uomo è antiquato. Questo spettro dai denti d'acciaio e la vista annebbiata dagli stessi fumi velenosi che produce, ci sta divorando tutti. L'archetipo letterario e cinematografico di un Frankenstein o un robot che si rivolta contro l'umanità, supera la realtà perchè la precede!
Una così radicata predominanza cerebrale ha creato problemi che necessitano di uno totale riequilibrio cardiaco, una riconnessione con quella che è la propria anima.
Se solo per un singolo istante fossimo in grado di seguire gli insegnamenti originari del Budda o del Cristo!
Pensate che scontro di mondi, che scintille e attrito, che calore genereremmo se salutassimo con un profondo abbraccio materno ogni persona che incontriamo.
Se per un solo istante ognuno di noi amasse davvero l'altro, chiunque esso sia, come se stesso, l'umanità divamperebbe d'improvviso di illuminazione e folgorazione.
Si instaurerebbe una sorta di network invisibile che unirebbe all'unisono tutta l'Umanità.
E' così chiara la direzione, creare maggiore luce e maggiore calore, l'una con la mente l'altra con il cuore. Solo l'unione di questi organi genererà la Leggendaria Torcia dell'Umanità. E quel giorno non avremo più paura del buio. Non avremo più bisogno di nessun Prometeo che rubi il fuoco agli dei, perchè noi stessi divamperemo di quel fuoco, noi stessi lo produrremo. Saremo finalmente diventati adulti e quindi CREATORI del nostro destino e non schiavi succubi dell'insensato caso darwinista.


venerdì 3 luglio 2015

Dita intinte nel calamaio della terra e del fuoco




Due brevi aneddoti, uno diurno e l'altro notturno, entrambi scaturiti durante la lettura, che per protagonisti hanno, in qualche modo, le mani.

Parco del Po, la sacra cerca della panchina perduta.
Non ce n'è più traccia, eppure sono sicurissimo ci fossero. Vado avanti e indietro per un po', magari me le sono perse. Poi, notando la sterpaglia stile savana, che mi arriva alle ascelle, sono costretto ad ammettere che forse qualcosa è drasticamente cambiato dall'ultima volta che ci avevo messo piede. Tra l'altro non incontro anima viva, è scomparso tutto, persone e cose.
Verrò poi a scoprire che i tavoli e le panche non me li ero sognati, c'erano davvero prima che qualche burlone li incenerisse...
Non demordo, sono venuto qui a leggere in santa pace e troverò un posto alternativo dove sedermi.
Se almeno il comune si fosse preso la briga di tagliare quella sin troppo lussureggiante prateria...Rimane percorribile solo lo stretto sentiero che costeggia la sponda del fiume.
Gira e rigira, tra liane, coccodrilli palustri e libellule zebrate o zebre libellulate, come preferite, l'unico angolino che individuo per poter posare le ormai poco speranzose terga, è una microscopica spiaggetta, a due passi dall'acqua del Po(che tra l'altro quest'anno si avvicina ad essere quella di un vero fiume piuttosto che di una cloaca).

Il recente periodo di piena ha lasciato un pavimento di limo e fanghiglia, ormai tutta screpolata dalla cottura del forno solare, salvando proprio nel mezzo un monticello di sabbia asciutta, pulita e ombreggiata da salici e pioppi bonsai. Il parcheggio ideale per un lettore pleinair.
Appena tento di sedermi mi accorgo che tutto non ci sto, sono obbligato a tenere appoggiati i piedi fuori dal divano lindo e profumato per farli sprofondare in quella gelatina viscida viscida che tanto avrei voluto evitare.
Dovendo fare buon viso a cattivo gioco mi autoconvinco che i fanghi sono terapeutici e naturali, li fanno persino i pachidermi! Ho deciso, puccio i calcagni in quel budino di mota, per accorgermi che è uno strato ben sottile, subito sotto sento la più rassicurante solidità della sabbia umida.
Posso finalmente incominciare il libro appena acquistato.
Sembra che abbia azzeccato la scelta, la lettura mi prende, tant'è che presto inizio a sottolineare il testo...Un momento, sottolineare con che cosa? Non ho con me né matite né penne!
Dopo aver tirato giù dall'attico un paio di santi patroni ( ma anche loro erano senza matite quindi li ho lasciati razzolare liberi nel folto della foresta padana) prendo in considerazione l'utilizzo delll'unghia del pollice a mò di evidenziatore per sottolineare il testo con un solco acromatico( se vede eh c' ho fatto er l'iceo), quando all'improvviso mi solletica un' idea ancora più balzana. ( Forse l'ombra dei bonsai era sufficiente solo per i miei alluci ed avevo lasciato la  testa in totale balia della canicola...)
Mi accorsi infatti che stavo giochicchiando con le dita, senz'altro una reminiscenza di età prescolare: facendo rotolare tra le dita un pezzettino di quel limo appiccicoso  avevo creato una pallina argillosa che scintillava dei minuscoli frammenti di mica contenuti al suo interno.
La tentazione, irresistibile, era di utilizzare quel pezzettino di terra come matita, per lasciare una barra a fianco del testo che mi interessava.
Fluttuai per un istante tra il pensiero della pulizia e  quello della sporcizia, del sottolineare e dell'imbrattare, del lecito e del proibito.
Mi sentii tutto d'un tratto un monello di otto anni, pronto a combinare l'ennesima marachella.
Ma poi riflettei: dopo millenni a stretto contatto con il suolo e la terra, da cosa scaturiva quel disturbo e malessere generale che istiga le persone a gridare allo scandalo alla prima macchiolina di terra sui calzoni o a un'orma fangosa lasciata sul pavimento ( prospettiva di vita in presenza di qualsiasi donna: 2,15 secondi; quasi al livello della velocità di decadimento delle nuove particelle individuate al Cern di Ginevra). Perchè consideriamo la terra così sporca? Sarà colpa della martellante pubblicità che fomenta battute di caccia domestiche al più innocuo batterio dimenticato sullo scalino? Ai cartelloni WANTED, stile far-west, appesi su tutti i palinsesti televisivi e cartacei, che ci mostrano le facce di quei brutti ceffi tanto poco raccomandabili quanto invisibili ad occhio nudo?
Eppure gli incarnati dei ritratti e le ombre di tutti i pittori del mondo sono fatti con la Terra di Siena bruciata...
D'accordo, obietterete voi, l'impaludata Cremona non è minimamente paragonabile alla ridente Toscana, ma nonostante ciò, con un moto di coraggio, mi son deciso a riesumare il tocco delle pitture rupestri e a lasciare il morbido tratto burroso dell'incarnato del Po su quello più pallido e smunto della cellulosa.




Il secondo aneddoto è meno incentrato sulle parole perchè si mescola, come vedrete, con le immagini.

Alcune sere fa, prima di addormentarmi, stavo leggendo un bel libro spaparanzato sul letto.
Decido di spostare il fascio di luce della lampada in modo tale che illumini meglio le pagine.
Mentre muovo il calice snodabile, mi accorgo che la luce, quando le avvicino molto le dita, passa dal normale giallo ad un rosso cremisi infuocato, quello dei più bei tramonti che possiate ricordarvi, tanto per intenderci.
Affascinato da quel colore inusuale e dall'aura di rubino che attornia la mia mano,  rimango per alcuni istanti incantato davanti a quello spettacolo inedito.
Sorpresa nella sorpresa, noto che non solo la luce cambia radicalmente colore ma sembra penetrare la carne stessa della mia mano ormai infuocata ed ecco che appaiono come per magia, sottili venature dal colore scuro e ombre affusolate: nient'altro che le vene e le ossa della mano!
Mi ritrovo come bimbo curioso che ha tra le mani, in tutti sensi, un gioco misterioso e inatteso, una sorta di raggio x casalingo che ti trapassa il corpo e ti mostra come davvero sei fatto, cosa contieni e cosa celi in quell'effimero fagotto di ciccia e ossa che ti porti dietro ad ogni istante.
Prima carne, spessore, opacità e materia; poi, tutto d'un tratto, energia, luce, fuoco e trasparenze.
Ciò che è celato e invisibile all'improvviso appare, come inattesa teofania, di un te che non ti aspetti, di un te stesso che ti spiazza.
A chi tenta ogni volta di cancellare il grande senso di mistero della vita, a chi non è più capace di meravigliarsi, suggerisco di passare una mezza serata con il proprio bambino, poco importa se interiore o esteriore, per divertirsi un mondo e lasciarsi, per una volta, meravigliare ancora.
Basta davvero poco, una di queste lampade e soprattutto che non siate morosi con qualcuno dell' Enel. :-)

A ben vedere questo gioco di luci e ombre, di chiariscuri estremi, come in un quadro iper-caravaggesco, potrebbe benissimo essere uno di quegli atti creativi e liberatori che tanto piacciono al buon Jodorowsky.
A proposito di quadri, mentre rimiravo quelle dita ormai non più mie, così trasfigurate da sembrare obelischi o menhir vibranti di un' avanzatissima tecno-civiltà aliena , non potei non immaginare come le eventuali foto fatte in quel frangente ricco di poesia, avrebbero avuto un certo senso artistico o per lo meno suggestivo.
Allora, come se in realtà stessi catturando un momento unico e irripetibile, un'arcana congiunzione di raggi e pianeti, non riproducibile a piacimento, mi sono fiondato a recuperare la macchina fotografica.
Ripropongo qui alcuni immagini al naturale, non ritoccate o rielaborate.
 
  


 





  
La semplicità non è mai stata così ricca e arricchente.




mercoledì 1 luglio 2015

Bye Bye Darwin! Parte I di II.



Sentii il brusio delle stelle, il ronzare del mio cuore, macchina goffa e prototipo dei più alti motori celesti.
Capii l'essenza del mammifero, il calore, piccola fornace che un giorno sarebbe passata alle più alte energie.
Osai ricordare persino l'umanità degli astri, ai loro primordi, in un passato senza fine e senza inizio.
 Chissà se anche loro, nel gelido ventre materno della galassia, per un istante rispolverano le loro antiche vesti umane, come fanno i nostri embrioni con i pesci e gli anfibi...



Dinanzi all'immenso affresco della Vita che si spalanca e srotola davanti a noi da miliardi di anni siamo in grado di individuare l'indizio di una trama precisa? Un filo conduttore che non si è ancora spezzato e continua ad essere intessuto nel corso delle ere?
Il pensiero scientista dominante insiste(anche se per fortuna qualcosa si sta smuovendo, vedi per esempio la filogenetica), dai tempi di Darwin, che l'evoluzione esiste, sì, ma non esiste un disegno, uno scopo dietro di essa, esiste solamente il caso a generarla.
Se ammiro lo scorrere dei milioni di anni che hanno preceduto la razza umana, se guardo i millenni che hanno preceduto la nostra attuale civiltà, come posso non notare che l'evoluzione sta sviluppandosi, con assoluta pazienza e dedizione, intorno ad almeno elementi cardine della vita?
Proviamo ad ipotizzare per un attimo che questi due elementi basilari siano la luce e il calore.

1-Luce.
Proviamo a calarci nelle miriadi di connessioni sinapsiche che ogni secondo avvengono nel nostro cervello, o nei frenetici messaggi nervosi che costantemente trapassano tutto il nostro corpo.
Non sono forse basati su impulsi elettrici? Sulla luce?
Pensiamo ai milioni di anni necessari perchè si sviluppasse un sistema nervoso così sensibile e complesso, con così tante ramificazioni.
Per non parlare poi dell'ingrandirsi del nostro cervello, prima in termini di capacità in cm cubici e poi in termini più sottili e astratti.
Non abbiamo forse assistito negli ultimi secoli ad una notevolissima accelerazione evolutiva per quanto concerne la mente e tutto il suo "indotto"?
E' nata la scienza dalle tenebre di una religione nefasta, abbiamo avuto la ricerca di Eguaglianza e Fratellanza, l'alfabetizzazione di miriadi di masse prima informi e schiave dei loro padroni ( ci stiamo tornando, non preoccupatevi).
Immaginate una grande città del 1500, di notte, provate a visualizzarla dall'alto, tutto buio.
La stessa città ora, 2015. Un tripudio di luci.
Tralasciando il problema dello spreco delle risorse e del risparmio energetico, non pensate che quelle luci, esterne, artificali e costruite siano l'esternazione di un processo di illuminazione, di "accensione" dei cervelli umani? dell'intelligenza collettiva? Ci stiamo evolvendo, costantemente e mi sembra che la direzion non sia così nebulosa e inafferrabile come vogliono farci credere.
Fate il conto di quante cose si stanno smaterializzando perchè sostituite da "luce": dai bisturi dei medici alle armi di nuova generazione (haimè), dai nastri e le pellicole alle mille connessioni  che ogni istante ci assistono e ci collegano, in una matassa gigantesca di impulsi luminosi. La comunicazione, la tecnologia, la scienza, quante nuove innovazioni avvengono ogni giorno! Guarda caso sono tutti aspetti legati alla sfera intellettiva e  cerebrale dell'uomo. Pensate davvero che sia un caso che l'immagine stereotipa di un'idea brillante sia la lampadina che si accende? Oppure che sia un caso che si dica proprio "lampo" di genio?
E' così ovvio che i fenomeni come le connessioni neurali, le sinapsi e le attività cerebrali sono basati sulla luce e che non sono nemmeno lontanamente paragonabili con quelli di uno scimmione australopiteco, nostro antenato del Pleistocene!

2-Calore.
Pensiamo agli albori della vita nelle acque degli antichi oceani, una vita meravigliosa per forme e colori, ma indubbiamente fredda.  
Ci sono voluti centinaia di milioni di anni e immensi sconvolgimenti geologici perchè si arrivasse a conquistare la terra ferma, con forme di vita più a diretto contatto con la luce solare, fino ad arrivare al dominio assoluto dei rettili, esseri, per l'appunto, a sangue freddo (ma sempre un pò meno degli esseri viventi sott'acqua). Trovo poi eclatante il passaggio tra rettili e mammiferi, ha dei risvolti non solo biologici ma anche simbolici impressionanti, è come passare dalle armi bianche a quelle a fuoco.
La vita per la prima volta genera un qualcosa, un motore vivente, un forno interiore che fa spiccare un balzo evolutivo tremendo rispetto ad anfibi e rettili. Tutto ciò dona a noi mammiferi un'energia straordinaria anche al buio o al freddo, in assenza di sole. Non catturiamo e dipendiamo più dal calore esterno come piante e animali a sangue freddo ma lo riproduciamo dentro di noi! Straordinario!
E qual'è il motore principale di tutto ciò? Non certo il cervello stavolta! Ma il potente Cuore! Il sistema sanguigno! L'omeotermia! La scomposizione chimica del cibo: Il bruciare calorie!

La divisione in due camere ventricolari consente, infatti, la completa separazione tra circolazione polmonare (piccola circolazione) e circolazione sistemica (grande circolazione), responsabile, insieme al metabolismo elevato e al rivestimento isolante del corpo, della capacità di regolazione della temperatura corporea (omeotermia) di uccelli e mammiferi.

Passano altre decine di milioni di anni e compare l'uomo; possiamo notare che con la sua comparsa ed evoluzione, oltre a evidenti differenze fisiche e biologiche dai suoi antenati, emergono chiaramente delle caratteristiche peculiari intangibili, immateriali e invisibili come l'arte, il misticismo, sentimenti di empatia, compassione, il desiderio di conoscere le cause prime etc etc.
L' intuizione, il genio creativo così come il desiderio di comprendere, di chiedere perchè,di costruire e scoprire sono tutte pulsioni innate che hanno superato i vincoli fisici di una mera evoluzione delle ossa o dei muscoli.
Come si legge anche nei manuali scientifici più obsoleti e decrepiti il cervello umano ha raggiunto ormai da lungo tempo la sua massima dimensione fisica possibile, la capacità volumetrica della scatola cranica non può allargarsi ulteriormente per vincoli e limiti prettamente biologici e fisiologici.
Va da sè che la spinta evolutiva, non potendo spingersi oltre a livello materiale ha cercato e trovato nuove dimensioni di sviluppo.
La neurobiologia, affiancata dalla fisica quantistica, sta esplorando reami straordinari e sta scovando le prime tracce di  connessioni non locale all'interno degli stessi processi intellettivi così come anche tra mente e mente o tra mente ed ambiente circostante.

modelli teorici recenti molto sofisticati accoppiati ad uno studio attento del cervello, come ad esempio quello di “neurodinamica quantistica” proposto dal matematico Roger Penrose e dall’anestesiologo Stuart Hameroff, prevedono che i microtubuli che costituiscono l’ossatura dei neuroni cerebrali funzionino su tutta la massa cerebrale in uno stato di “entanglement orchestrato” tra loro, proprio quello che genera un atto di coscienza.


Inoltre, mi chiedo se quegli "strani personaggi" che ogni tot millenni fanno capolino nella società umana, recando "strambi" messaggi e rivelazioni messianiche non siano altro che inseminatori evolutivi, quasi alla stregua di un meteorite che causa un'estinzione di massa, per instillare un nuovo corso, un punto zero di non ritorno.
E se l'arrivo di Cristo, o comunque dell'energia che incarnava, l'Amore, fosse servito per dare un tocco speciale al cuore dell'umanità e renderlo, con tutte le fatiche e i limiti presenti, ancora più "mammifero", ancora più umano?
Se avesse scolpito il primo gradino per ascendere ad un regno sovra-umano?
perchè mai la catena della vita dovrebbe spezzarsi e interrompersi proprio con noi dopo una lunghssima sequela di microbi, alghe, funghi, piante e animali?
Quella formidabile legge cosmica dell' "Amate gli altri come voi stessi" non è forse ancora tremendamente attuale?Non è forse il nostro grande limite evolutivo e allo stesso tempo la nostra, a livello di specie, salvezza evolutiva? Se non addirittura l'unica?
Non è forse quel traguardo ancora non raggiuntoe che non ci permette di liberarci da tutti i crescenti problemi della razza umana?
Jodorowsky, ma senz'altro non solo lui, definisce nel suo libro Psicomagia, l' energia dell'amore, o se preferite la forza dell'amore, ( a quando il prossimo coraggioso Einstein che sarà in grado di inserire l'Amore con coerenza scientifica ed eleganza artistica all'interno della prossima rivoluzionaria equazione matematica ?)come il solvente universale dell'alchimia, capace di sciogliere qualsiasi nodo, qualsiasi problema.
Ma l'Amore, straordinario impulso evolutivo, non è anche il perfetto legante universale? Anzi, il perfetto "fusore" universale, capace di fondere e unire elementi del tutto differenti tra loro e per loro natura ben distanziati e separati, come avviene grazie al calore tremendo delle stelle, che trasformano le particelle di idrogeno in elio all'interno del loro nucleo?
Perchè questi concetti devono rimanare così lontanamente siderali e scientifici?
Non replichiamo anche noi quei straordinari processi ogni giorno, nel nostro piccolo e su scala più umana, quando doniamo una carezza a nostro figlio, quando abbracciamo un amico o baciamo il nostro amore?
L'amore ci rende impersonali e ci fa superare le barriere titaniche dell'individualità e del corpo fisico. Brucia limiti e limitazioni e ci apre uno spiraglio evolutivo proprio davanti a noi, qui ed ora: quello che sta accadendo nel mondo, quello che vediamo nelle nostre stesse vite non ci insegna forse che è proprio l'egoismo e l'avidità che stanno impantanando l'intera razza umana?
Sarà l'impatto di un'Empatia Totale a salvarci, nient'altro.
Solo sentire e percepire l'altro come sentiamo e percepiamo noi stessi ci permetterà di sopravvivere senza distruggerci a vicenda..
Si genererà allora sulla Terra una fusione umana, come quella che avviene nel nucleo delle stelle, senza tuttavia perdere la nostra sacra unicità.
Magari l'evoluzione sta preparando il terreno proprio per questo: un meccanismo biologico che ci permetta di sentire un'individualità espansa, che ci permetta di comunicare e sentire l'altro con più intensità e profondità.
Invece iniziano già a ergersi i primi muri di protezione, non solo mentali, per escludere chi definiamo reitti, negri e clandestini, ma sono destinati tragicamente a crollare ancora prima che vengano alzati.
E' il misero tentativo da parte della fetta più ricca del pianeta di proteggersi dalle reazioni causate dalle loro azioni, di nascondere la mano dopo aver lanciato il sasso ( altro che sasso in realtà!!) nello stagno planetario.
La situazione è davvero seria, le menti più raffinate urlano all'unisono, guarda caso, con i cuori più accesi: "Allarme! Allarme! Non si può andare avanti così, bisogna cambiare!"
Si demanda tutto alla politica, si dice che è un problema politico, ma senza un vero e proprio moto dello spirito umano pensate veramente che cambierà qualcosa? Sarà un decreto legislativo a salvarci dal neofeudalesimo o una radicale ribellione dell'anima collettiva?
E' proprio la realtà che più realtà non si può che ci dimostra platealmente come il paleoscientismo darwinista pecchi di un clamoroso vizio di fondo: immagina e impone di immaginare a tutti gli uomini del mondo, tramite la sodomia scolastico-divulgativa, che la gigantesca nave della Vita è senza pilota, senza meta e scopo, vaga alla deriva in balia del caso, di un tiro di dadi del fato.
Ovvio che con una mentalità del genere non ci saranno molti cambiamenti e nessun cittadino del monso si sentirà responsabile di quello che sta succedendo: "Tanto io non posso farci niente, non dipende da me, chi sono io per muovere le cose?".
Subdolamente, se avete notato, la stessa identica mentalità bieca e abbruttente, viene fatta passare  nei mass media che continuano a bombardarci con messaggi del tipo: "Tua moglie ti tradisce? Non è colpa sua, sono i geni! Tuo marito ti picchia, no problem, è la genetica!
Sei un pedofilo? Non preoccuparti, tutto regular, non ci puoi far nulla tu, IT' S GENETIC, BABY !!
Arriviamo poi all'apoteosi del delirio quando quei pretuncoli travestiti da scienziati pontificano asserendo che l'uomo ha il 99% dei geni uguali a quelli di uno scimpanzè e i l'80 % uguale a quello di una banana, AMEN ! Andate in Pece e Bitume!

Tali slogan mettono solo un'infinita tristezza e precludono loro qualsiasi capacità di immaginare una realtà diversa da quella oscurantista imparata nei seminari-università.
Purtroppo non sono nemmeno in grado di contestare i libri che sono obbligati a studiare per decenni: tanto più si rattrappisce la capacità di indagare autonomamente l'ambiente che li circonda, tanto più proteggono  con veemenza e accanimento il libro sacro di testo, la neo bibbia scolastica L'involuzione della specie...dei veri e propri integralisti ma senza troppa crusca integrale nel cervello...


martedì 30 giugno 2015

Apatura ilia

 Alle porte di Cremona, in un posto splendido e selvaggio e per questo mai frequentato da anima viva, nascosta tra i rovi e le erbacce,  fa capolino questa neonata farfalla.
 Per nulla comune dalle nostri parti, era appesa a testa in giù con le ali ancora bagnate: stava attendendo che si asciugassero prima di spiccare il  suo primo volo.



Dea muta e iridescente
gli occhi dei mortali non possono posarsi su di te
sulla tua possente fragilità.
La bellezza si cela  a chi ha lo sguardo ricolmo di bile.
Ti fortichi allora nell'incavo sacro del bosco
in attesa di un singolo bagliore di trionfo.
Asciughi le tenere ali, tinte di mirtillo e zaffiro zuccherino.
Profumano ancora di alchimie selvagge
che scatenano temporali di colori scroscianti.
Lampo e tuono, atto supremo, miracolo dell'attimo:
tanto più fugace, tanto più eterno.


tratto da wikipedia:

Descrizione

Apatura ilia è un lepidottero con un’apertura alare di circa 60-65 mm, di cui si conoscono moltissime sottospecie, tra le quali le più importanti A. i. tipica e A. i. clytie. È una farfalla che ricorda molto A.iris, dalla quale differisce per la macchia nera orlata di arancione presente sulla faccia superiore dell’ala anteriore. Il maschio (apertura alare 50-60 mm) possiede una sfumatura blu-violastra metallica sulla faccia superiore, dovuta a scaglie iridescenti che cambiano colore a seconda dell’inclinazione di queste. Lo stesso non si può dire della femmina, che invece ha colori più pallidi, è priva dei riflessi ed è più grande. La faccia inferiore assomiglia anch’essa a quella della iris, ma i disegni sono molto meno definiti e con colori più chiari. Il bruco possiede un colorito verde con bande gialle e brune ed è riconoscibile dai due corni prominenti sul capo.

Biologia

È una specie sciafila (ovvero vive al riparo dalla luce) e per questo motivo gli esemplari della specie sono rinvenibili sulle cime degli alberi. Questi lepidotteri discendono dalle cime solo quando o devono depositare le uova o devono abbeverarsi tramite un volo potente e rapido. Gli habitat in cui si può trovare sono boschetti radi o argini di fiumi, laghi e torrenti. Questa farfalla possiede generalmente due generazioni annuali, con un primo sfarfallamento nel periodo maggio-giugno e un secondo a agosto-settembre, e il suo bruco si nutre delle foglie di salice viminale, pioppo nero e pioppo tremulo.

Distribuzione e habitat

La distribuzione della Apatura ilia è paleartica, ovvero si può ritrovare in Europa e nella parte boreale dell’Asia (qualitativamente è diffusa tra la Spagna e il Giappone). Sebbene la sua diffusione sia vastissima, in Italia è rinvenibile al Nord e in qualche parte del Centro.









domenica 28 giugno 2015

Amato Eridano parte III di III





Taque.

Dopo essersi interrotta la sentii mugugnare. Quell'arma parlante stava forse piangendo? Singhiozzi strani, lamenti per ricordi evaporati, scricchiolii di legni senza più primavere nè fioriture e tenere foglie.

Deve essere ben dura per il cane sopravvivere al padrone, pensai tra me e me.

“Vattene ora" riprendendo voce all'improvviso, hai visto fin troppo, non vedendo nulla. Vattene, torna alla luce, stinta creatura, che i colori dell'eccelso siano un giorno la tua pelle.”




Meravigliato e costernato per quell'uscita e quel cambiamento repentino d'umore, me ne tornai vacillando, a tentoni, sui miei passi stupefatti, cercando l'uscita come il dormiente cerca il risveglio dopo un sogno intenso e degno di riflessione. Ora, ad ogni mio incerto passo, convinto di star calpestando una qualche sorta di strano essere vivente e per di più intelligente, usavo solo la punta dei piedi, come agile ladro, terrorizzato di farsi scoprire in un luogo che non gli appartiene, e che per la verità, non appartiene a nessun altro della sua stessa razza.

Ritornai al presente, uscii allo scoperto, ora i ruoli si sarebbero potuti invertire: il vecchio mi stava aspettando, in piedi e quasi sorridente, io invece mi sarei voluto inchinare come era lui poc'anzi, a contemplare prostrato al suolo quel luogo carico di prodigio e leggenda.

Mi accolse con queste parole: "Piccolo uomo, i sogni e i miti non si fermano mai, nemmeno questa nave sepolcro è ferma. Continua il suo viaggio tutt'ora, le grandi piene la spostano, poco alla volta, secolo per secolo, forse per farle riguadagnare il mare, chissà. Imperscrutabile è il suo corso, come quello delle stelle. Forse i fondali marini la reclamano per loro, forse il ricordo del Mare non si è spento in tutti questi millenni e la brama tutta per sè. Riappare in superfice non più di una volta per secolo, è molto attenta e selettiva su chi può calcarne le sacre membra.

Ora anche tu, ora anche tu", proseguì , " Trascorrerai notti insonni, come me, esattamente come me, a rivivere quel combattimento e quell'incontro tra esseri sovrumani, a intravedere quell' essere leggendariaohe vagava tra le nebbie più fitte della nostra pianura a cacciare i grandi mammiferi primevi e gli ultimi sauri relitti.Ti apparirà in sogno quel nobile Gigante, intento ad affrontare gli enormi cervi megaloceri, che oscuravano il sole con le loro poderose corone d'ossa; oppure lo sorprenderai a lottare a mani nude, quando preferiva il corpo a corpo, con i superbi Uri, afferrandoli per le loro corna di luna nuova, come poi fecero, eco lontanissima ed attutita, i lucenti, di sudore e di olio, giovani cretesi. Anche tu vedrai per un istante dilatarsi dinanzi ai tuoi occhi le narici, grosse come un tuo pugno, di quei tori celesti, possenti come mandrie intere e ti sentirai arretrare già al loro potente sbuffo, carico di adrenalina; sentirai le tue gambe, mentre le mani afferreranno quegli scettri incurvati, cedere e indietreggiare mentre il tuo piede, ancorato nelle sabbie d'oro, si farà, suo malgrado, vomere vivente".


Iniziò a muoversi, a sbiascicare passi pesanti su quelle sabbie fini che gli addentavano mollemente i piedi, fino alle caviglie.

Mi fece un breve cenno di seguirlo ed intanto parlò di Orione come di un lontano avo, come se in lui scorresse qualche goccia di quel sangue sovrumano.

“Si dice che arrivò in Italia dall'Illiria e prima ancora dalla Tracia. non era amante dell'elemento liquido, gli piaceva camminare, moltissimo.

Si mormorava, tra le antiche genti, che durante le sue battute di caccia gli capitasse di catturare anche qualche donna del luogo e lasciarla gravida.

Lungo l'antico Eridano, che tutto ha seguito, disseminò parecchi figli e ancora ora esiste qualche sparuto superstite di quella discendenza, annacquata, diluita, inquinata quanto vuoi ma comunque indelebile. Io sono uno di quelli, dell'indole cacciatrice in me quasi non c'è più traccia, ma fin da giovane mi piaceva tirar con la fionda e l' arco.

Vieni, ti mostro il filo sottile che unisce il mito alla realtà, la strettoia della clessidra,sottile striscia di confine tra le Ere".

“Vedi?”, mi disse, indicando a terra una sagoma nera, indistinta, che affiorava in superficie. ”Ancora oggi, ogni tanto, le acque del fiume fanno riemergere dalle profondità delle loro sabbie questi resti millenari”.

Raccolse quello strano sasso oblungo e slanciato e proseguì:

“Ossa nere e brune, come i legni che hai già incontrato, a volte lucide come ebano o palissandro, pesanti come piombo. Ognuna con sfumature cangianti dal nero bluastro di una tersa notte appena iniziata al color miele di castagno, denso e ambrato.

La prima cosa che colpisce l'occhio è la loro lucidità, quella sorta di lustro metallico creato dagli ossidi e dai minerali che li avvolgono e li impregnano. Brillano scintillanti come fossero elmi e lame di Toledo, sembrano pieni di vita, antiche storie di sangue ribollente e cuori palpitanti di bestie primordiali.

Possiedono una patina stupenda, come solo su alcuni mobili rinascimentali riesci a percepire.

E queste son solo le ossa, ragazzo mio, dovresti vedere i denti: a volte li trovi singoli, a volte su mandibole intere, incastonati come gemme scintillanti. Possono diventare di un azzurro intenso che ti rapisce lo sguardo e tu te li giri tra le mani come un bimbo estasiato si gira nella bocca la sua caramella, abbagliato dal lavoro certosino di quel gioielliere straordinario che è il fiume. Cosa è capace di fare il tempo, come è capriccioso !

Sempre distrugge, ma mentre lo fa si diletta a fare l'artista, trasforma il regno vegetale e animale in minerale, conserva delle ossa e dei volgari denti e li tramuta in pietre dure, preziose e brillanti".




E io, mentre seguivo il mio Virgilio, la sua figura e la sua memoria, mi crogiolavo al sole della fantasia, mi lasciavo inabissare in quell'oceano di piccoli atomi levigati: sabbie e ghiaie immortali. Produce un suono così rilassante e distensivo la parola ghiaia: ghìa ghìaa ghìaaa ghìaaaa, ti senti come erba triturata finemente, cullato per l'eternità dal lento Po, da quello stomaco ruminante che sminuzza, arrotonda e tritura quei chicci di grano in attesa di attecchire.

Ogni minuscolo granello di sabbia possiede la perfezione di un diamante sfaccettato dal miglior intagliatore, è il nucleo più duro e puro di ogni roccia, l'essenza e la stilla di un'intera montagna.

Ognuno ha la sua età, provenienza e lingua: chi arriva da antichissimi fondali oceanici della mitica Tetide poi diventati le vette più gelide delle Alpi, chi invece ha natali meno blasonati e arcaici ed è rotolato dalle morbide colline, più tenere e bonarie.

Ognuno dalla sua era geologica, dai sui strati, dai suoi cataclismi immani.

Ognuno scivolato da una montagna diversa, da una cima diversa, da una frana o una glaciazione che l'hanno fatto rotolare a valle.

Ogni granello un mondo di mondi, arabeschi di dinosauri, felci ciclopiche, brodi primordiali, la poesia dei primi fiori, i segreti amori dei muschi vellutati, i primi passi incerti di noi bipedi, tutto è riassunto in quelle gocce del Tempo pietrificate.

E in questo cimitero delle vette perdute, quasi a memento per gli sporadici uomini di passaggio, giacciono miliardi e miliardi di granelli, ognuno dei quali sbeffeggia persino il più potente degli umani: qualsiasi geologo che si rispetti, qualsiasi passante attento, ogni volta che guarda una pietra, la scruta di sottecchi, con una malcelata invidia, come se osservasse un alieno, perchè sa perfettamente che durerà più a lungo di lui, dei suoi figli, di tutte le nazioni e le civiltà.

Quando si inizia a parlare di milioni di anni non si entra nella preistoria, ma nella metafisica.

Allora vacilla qualsiasi mente, annaspa qualsiasi analisi, inciampa la fantasia più feconda. Nessuno ha il potere di immaginare quei posti e quei tempi, la mente vacilla, il cuore palpita e l'intelletto, sbigottito, non fa altro che tacere...

Erano cosi vicino a me i resti immortali di Orione, eppure così distanti, impossibili da raggiungere, anche potendoli toccare. Tempi già inabissati. già inghiottiti dalle spire incessanti del tempo.

E io m'immaginavo Orione, il Gigante, l'Instancabile, figlio di dio immortale e donna mortale, a cacciare gli elefanti di brina, gli estinti mammuth, il cui passo faceva tremare la terra e ne spezzava la lamina ghiacciata, lasciando pozzanghere per microcosmi di muschi e licheni. E i fiotti di sangue di entrambi, copiosi, rovesciati al suolo, a riscaldare la terra gelata, ad innaffiare gli spiriti degli acquitrini che altro non aspettavano se non quelle inebrianti libagioni.