venerdì 17 luglio 2015

Il grande mistero delle conchiglie e di chi le colleziona. Nella " Cosmovisiòn" la soluzione. Parte I di II.





Possiedo una vasta collezione di conchiglie, sparsa per le spiagge di tutto il mondo.
Steven Wright



Un bimbo mi attendava sulla rena, seduto, ma devo ammettere che non ricordo più in quale vita avessi preso quell'appuntamento, stava giocherellando con una manciata di conchiglie trovate sulla sabbia.
Ma c'era qualcosa che non mi convinceva in quella riunione inaspettata e al contempo predestinata, come se fosse un'esperienza  già  vissuta, già vista, una sorta di dejavu; anzi, una messinscena, un gioco, un capriccio, ma non quello di un bimbo, bensì  di un vecchio che allestisce una scena teatrale e che potrebbe attendermi per tutto il tempo necessario, perchè anche il tempo stesso era in qualche modo opera sua, un gioco, il diletto di un vecchio che si finge infante, o forse il contrario.
Mi sembrava di osservare me stesso dall'esterno, lo scenario era come l'immagine di un tarocco, una figura archetipa, il bimbo sulla spiaggia che cerca conchiglie, un' immagine, replicata all'infinito, come un frattale, in tutti i millenni e in tutti i popoli del mondo.
Mi lasciai per un attimo contagiare dalla spontaneità e ingenuità di quel saggio puer, tant'è che mi balenarono in mente domande impossibili, chissà perchè legate ad un dettaglio scenico altrimenti irrilevante, quella manciata di conchiglie, che un adulto di solito considera un semplice trastullo, tutt'al più un complemente d'arredo per il tavolino del soggiorno.
Cosa sono le conchiglie? A cosa servono?
Proprio il genere di domande che metterebbero in imbarazzo qualsiasi luminare, perchè nessuno possiede una risposta soddisfacente. Soprattutto per un bambino. Certo, un adulto si accontenterebbe di sentirsi dire: la conchiglia è una struttura biologica rigida e dura che protegge e sostiene animali a corpo molle e senza scheletro...
Ma un bambino, no, non si accontenterebbe mai di questa definizione. Lui intuisce che c'è qualcosa di più, che sfugge a tutti  pur restando sempre sulla punta della lingua, lì sulla soglia tra due mondi opposti, qualcosa che è tremendamente importante poter raggiungere e contemplare.
E come se il mio ospite mi avesse letto nel pensiero, mi accennò un sorriso, afferrò un paio di quei nicchi e prese parola: “Le vedi queste? Faranno tremare a breve università e laboratori, la Scienza intera tremerà e crollerà, per ergersi nuovamente, più bella e ricca che mai.”

Mi avvicinai titubante, per osservare meglio quei piccoli scrigni di sbuffi d'aria contorti, come se dovessero uscire dai loro gusci dei titanici rettili distruttori anziché minuscoli molluschi innocui e mollicci.
Erano lì, inerti, levigate e bucherellate, sul palmo della mano di quel bimbo.
Ai suoi occhi sembravano armi rivoluzionare, pietre angolari di un mondo nuovo, eppure io non riuscivo a vederci nient'altro che delle conchigliette da quattro soldi, manco buone da vendere al mercatino delle pulci.
Continuò: ”Un bimbo sulla rena che incontra per la prima volta nella sua vita delle conchiglie.
Conchiglie spiaggiate per lo più, morte e inerti. Scheletri, case, rifugi.
Curioso come esseri che per natura non potrebbero aver nulla a che fare con la terraferma e i suoi abitanti, nascosti in  remote profondità marine, si diano incontro con l'uomo su quella linea di confine, neutrale, tra mondi antitetici, a trovare nuovo senso e conforto l'uno nell'altro.
Dove la terra non riesce a essere terra, perchè è sabbia perenne, dove l'acqua non riesce a rimanere tale, assorbita dalla sete formidabile di quei minuscoli grani.
E lì, su quella striscia di nessuno, su quel filo d'acrobata, il primo incontro, tra quei regni così vasti e diversi.
Ognuno diventa inconsapevole messaggero e ambasciatore della propria storia, delle proprie conquiste e offre all'altro le esperienze e i risultati del suo cammino.

L'uno offre le sua forme conturbanti, quelle spirali così affilate che si insinuano nel tuo essere, vere e proprie pugnalate al cuore e poi quei colori sgargianti, quelle porcellane e quegli smalti spiritati, che sembrano vivere di luce propria.
L'altro invece dona il calore della sua mano che raccoglie, accarezza e protegge, dando nuova vita a quell'osso candido e luminoso gettato sul bagnasciuga.Offre la luce del suo occhio, la sublime chimica dello sguardo, il godimento cardiaco nella contemplazione di quel tempio che accoglie qualsiasi fedele, di qualunque religione.
Vero miracolo di sincretismo.
E' una dolce, minuscola pax mundi.
Un proclama di non belligeranza reciproca, ma di mutuo soccorso, rispetto e apprezzamento.
Sai, è curioso sapere che queste piccole gioie lucenti del mare se ne stiano rintanate e rinchiuse in un mondo così irraggiungibile, spesso nella penombra o nell' assoluta tenebra dei fondali.
Le loro forme così soavi, quei colori e disegni perfetti, quella lucentezza formidabile, per chi sono?
Per se stesse? Per le loro simili?
Irraggiungibili, lucide come porcellane eppure segregate senza raggi di luce, sotto decine e decine di metri di mare, incrostate  da minuti organismi che le rendono irriconoscibili, ammantate e avvolte quasi del tutto dai loro stessi molluschi variopinti e sgargianti. Quasi come se facessero concorrenza a se stesse. Che infinito mistero!
I loro decori, i loro riccioli, le loro punte o i loro disegni sono posizionati, ecco, proprio come in questa ciprea mappa,

 sopra di esse, sulla loro "schiena". Loro stesse non possono nè apprezzarsi nè vedersi e nemmeno le loro simili, tranne magari quanto ci si arrampicano sopra per accoppiarsi.
Solamente chi le osserva dall'alto e da una certa distanza può godere appieno delle loro bellezze, delle loro geometrie e pitture.
Solamente quando le portiamo sulla terraferma, sotto la luce del sole, ci mostrano tutto il loro splendore.
Un po' come avviene per le pietre preziose del sottosuolo, curioso non trovate? Sarà soltanto una coincidenza?
Per non parlare di quella variabilità senza fine di forme, di specie e sottospecie diverse, varianti e variabili senza fine, come se vi fosse un elaboratore di geometrie in continuo movimento da quando esiste il primo oceano, un architetto infaticabile in perenne creazione e sperimentazione.
Perchè così tante forme, così tanta variabilità? Non esiste una risposta, la teoria evoluzionista balbetta dinanzi allo spropositato numero, non ci sono plausibili motivi ambientali o genetici per spiegare la miriade di disegni e pennellate, per dare un senso a quelle ali angeliche o a quelle punte aguzze.

 
Pensate un po', qual'è quella cosa che  la scienza non riuscirà mai a  spiegare, a replicare in laboratorio, a definire? L'arte, ovviamente!
 Ecco, abbiamo già la risposta.
Solo l'arte può spiegare quell'istallazione monumentale sparsa in contemporanea per tutte le mostre e i musei dei fondali sottomarini.
Curioso dunque che una conchiglia per essere ammirata in tutte le sue caratteristiche, debba uscire dal suo mondo,dalla sua oscurità, un po' come dalla camera oscura di un fotografo o dallo studio di un pittore.
Il depresso Darwin rimase senz'altro imbambolato davanti a tale dilemma, tant'è che preferì non occuparsene nemmeno. Un esimio professore universitario di scienze naturali, appassionatissimo di conchiglie, mi rivelò un giorno, pur essendo fervente estimatore di Darwin e con un'intelligenza davvero fuori dal comune, che non esisteva una spiegazione accettabile e plausibile, in termini scientifici, di quel guazzabuglio di tavolozza e scalpello che è il mondo delle conchiglie. Gli costò molto questa ammissione, come se infrangesse tutte le sue certezze, ne parlò sottovoce e malvolentieri, come se avesse timore delle conclusioni a cui era giunto.

Vorrei persino spingermi a dire che è l'occhio di chi guarda che crea la conchiglia, con il solo fatto di rivolgerle l' attenzione. D'altronde non esiste un Io senza un Tu. E' l'osservatore che genera l'osservato o per lo meno che influisce su di esso. Un'opera d'arte non esiste senza lo sguardo di chi la ammira.

 Quindi, quando la conchiglia è sbattuta sulla battigia e l'uomo ci passa a fianco e la raccoglie,  quella conchiglia è totalmente diversa da quella che esisteva poc'anzi in quell'immensità solitaria, in fondo al mare.
E voi direte: ma allora è la mente dell'uomo che vede simmetria, armonia e bellezza, non esistono di per sè nella conchiglia!
In realtà nessuno scienziato sa attualmente spiegare perchè alcune conchiglie, con le loro spirali, seguono la sequenza di fibonacci o perchè sembrano prediligere certe geometrie innate, non esiste genetica o influenza ambientale per queste cose. E' come se ci fosse una matrice, un disegno. Un' idea, un' ispirazione in ultima analisi.
La bellezza non è un' invenzione umana, una suggestione della mente, è una legge della Natura.
Lei stessa ne gode nel ricercarla e produrla.
Anche la sgargiante coda del pavone è un altro grande enigma scientifico. Guarda caso un'altra entità universalmente riconosciuta come simbolo di bellezza, tòh, che strano!
Troppo ingombrante per avere un'utilità pratica e non essere soltanto un enorme impiccio, sembrerebbe essere solo un limite e un difetto nei confronti di eventuali predatori. Possibile che il pavone rischi continuamente la sua incolumità per ammaliare le pavonesse?
Anche la natura e gli animali possiedono un senso estetico! Ma non ditelo a un professore, vi taccerebbe di eresia!
L'immagine del bimbo che raccoglie conchiglie sulla spiaggia o che semplicemente le ammira è universale.
Quale bimbo non ne verrebbe attratto?
E' l'adulto che perde il contatto con la Magia.
Il bambino ha ancora, sino ad un certa età, un cordone ombelicale che lo lega alla Madre del Mondo.
Ma in fin dei conti anche per gli adulti è così. Quale popolo della terra conoscete che non le abbia apprezzate, raccolte, trasformate e tesaurizzate?
Nell'ottocento come ancora oggi i collezionisti di tutto il mondo fanno pazzie per possedere il pezzo unico che manca alla loro raccolta.
Non stiamo parlando di gusti. E' una cosa innata e radicata dentro di noi.
Quel segnale spiraliforme che la conchiglia ci trasmette, senza che ce ne accorgiamo, giunge dritto dritto nel nostro profondo, sino a quell' elica vivente che è il nostro dna, che immediatamente vibra e risuona all'unisono con quelle consorelle “maggiori”.
Le conchiglie, in tutti i bimbi e in certi adulti sensibili, solleticano un senso assopito, una rimembranza di reami perduti, di dimensioni altre.
Adottando una mera visuale scientifica cosa potremmo dire? Quanto è lunga e quanto è corta, sezionarla per visionarla anatomicamente, descriverne la morfologia. E quindi? Cosa avremmo scoperto? Che vive in un mare caldo oppure freddo, a 5 metri di profondità oppure a 50.
Ma qual'è l'essenza della conchiglia? L'avremmo forse compresa?
Dobbiamo fare un passo oltre, non è più una questione di studiare, osservare, misurare, conoscere.
Dobbiamo compiere un'operazione invece di RI-CONOSCERE.
Che implica Umiltà.
Riconoscere significa anche essere RI-CONOSCENTI dinanzi a questi doni meravigliosi.
Un bel grazie ogni tanto va bene, sapete? Poco importa che sia lanciato a vuoto tra le onde o le nuvole!
Riconoscere che appunto non c'è alcuno scopo utilitaristico, razionale, di sopravvivenza del fittest, ma è una semplice questione di bellezza, di creazione, di divertimento e piacere, nostro come di qualcun'altro, che sta godendo come noi di qui gioielli della natura!
E' una questione di godimento, godimento della natura stessa.
Dio mio, è così banale! Ogni giorno creiamo moltitudini di opere, oggetti e  pensieri, per tendere a un ideale di migliore, di più bello, di più soddisfacente.
E non vogliamo ammettere che qualcuno l'abbia fatto prima di noi? O che lo stia facendo proprio ora, in questo momento, insieme a noi? Come siamo presuntuosi ed egoisti.
Creiamo ogni istante qualcosa, che siano sofferenze agli altri o per noi stessi, fino alle opere più sublimi e non riusciamo ad accettare l'idea che non siamo gli unici a farlo?
Ci stiamo avvicinando così tanto, giorno dopo giorno, grazie a scienza e tecnologia, ad imitare la vita, addirittura a ricrearla , trasformarla, modificarla nell'essenza dei suoi codici operativi, nei suoi software intrinseci, che dovrà ben sorgerci prima o poi questo dubbio amletico: ma se l'uomo è riuscito a creare la vita, a plasmarla a sua piacimento, se è riuscito a ricreare un pezzo di pelle o un intero organo, se è riuscito a creare nuove varietà di frutta, fiori e verdure, a selezionare( allora non esiste solo la selezione naturale!) una razza di vacca più produttiva....Ma allora..forse..forse il medesimo scienziato creatore di ogm, forse tutto il resto della vita è stato in qualche modo... Creato?!
E' questo il punto.
Quale ostacolo mentale ci impedisce di immaginare una creazione originaria( nel senso artistico del termine!!) che vada a braccetto con una evidente, nessuno la nega, legge dell'evoluzione?
Non potrebbe essere stata quest' ultima un eccellente disimpegno divino? Una sorta di libero arbitrio ante litteram, un espediente voluto per lasciare la massima libertà e intervenire il meno possibile nell' immenso gioco della vita? 
Un codice inserito nel software per dare solamente alcune linee guida di fondo, una direzione di massima e lasciare tutto il resto nelle mani dei partecipanti-giocatori?
Se vediamo la parola creazione sotto una luce diversa, quella artistica, ecco che tutto prende un senso diverso.
Allora siamo dentro un'enorme opera d'arte vivente, una sorta di complessissimo videogioco, una realtà virtuale con la massima libertà di movimento.
Bhè, è una idea vecchia come il mondo, uscita da una delle culture più raffinate, antiche e sottili: i manoscritti Vedici ci narrano che l'universo venne creato come enorme campo giochi per le anime.
 
Creazione ed evoluzione non sono in antitesi, anzi, vanno a braccetto, come nella nostre vite.
CREIAMO CONTINUAMENTE PER EVOLVERCI!
Creazione ed evoluzione sono una necessarie all'altra!
La scienza procederà sempre come uno storpio zoppo se non si ricongiungerà allo spirito.
Lo spirito si sentirà sempre incompleto e insoddisfatto finchè non esperirà la carne della materia, toccando, misurando, palpando con razionalità e precisione ogni cosa, come un bimbo che addenta e assaggia ogni cosa che gli capiti a tiro.
Non c'è alcuna differenza, nella dimensione più profonda della realtà, tra MATEMATICA E ARTE.
Sono solo linguaggi differenti, codici alternativi.
Gioire e godere della bellezza di una conchiglia non esclude ammettere che è pura e semplice matematica portata in "espressione".
OGNI POESIA, OGNI QUADRO HA LA SUA EQUAZIONE NASCOSTA, DI CUI NEMMENO L'ARTISTA SOSPETTA NULLA. Ma c'è e c'è sempre stata.

I fiori crescono ovunque, basta innaffiarli a dovere:-)

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