venerdì 10 ottobre 2014

Parco del Morbasco, Cremona. Osservazioni entomologiche e non solo.

Alle porte di Cremona, Tra l'acciaieria Arvedi e Cavatigozzi,  vi è un angolo di natura quasi incontaminata (almeno per i nostri standard):  salici centenari, pioppi maestosi  e pregevoli ontani svettano su un terreno paludoso  estremamente morbido, spesso torboso. Di difficile percorribilità dall'uomo, dato che in certi tratti si affonda fino alle ginocchia, è riuscito a mantenersi, proprio per la sua natura paludosa, quasi intatto fino ai giorni nostri.

E' una striscia larga pochissime decine di metri ma che in lunghezza raggiunge il chilometro, protetta sul lato Nord da una notevole scarpata alta  anche 5/6 metri che rappresenta un antico terrazzamento fluviale del Po. A Sud invece  l'area è delimitata dal  Morbasco, corso d'acqua naturale e in certi punti ancora meandriforme, nonostante sia stato rettificato e canalizzato sin dal Medioevo, la cui sorgente originaria non è mai stata individuata con precisione ( per approfondire l'argomento si veda in fondo la bibliografia).


 La curiosità per questa zona, che già conoscevo per fama grazie alle indicazioni degli amici naturalisti cremonesi, raggiunse l'apice quando, percorrendo la strada limitrofa in automobile, il giorno 15 Marzo 2014, notai delle grandi macchie gialle, un pò troppo grandi per essere le fioriture dell'immancabile favagello.
Favagello o Ranunculus ficaria, onnipresente nelle nostre campagne sul finir dell'inverno.
 

 Sceso dall'auto e attraversato il Morbasco sopra un enorme tronco crollato, mi ritrovo davanti  quello che possiamo definire un vero e proprio fiore all'occhiello naturalistico del cremonese: una sgargiante stazione di Caltha palustris, fiore rarissimo per la pianura, più tipico delle torbiere montane, si incontra infatti facilmente sull'Appennino piacentino o nella fascia prealpina.
Questa stazione dell'area Arvedi, risulta, tra l'altro, essere la principale e la più rigogliosa di tutta la provincia di Cremona (com. pers. Bonali).

Caltha palustris circondata  da Carex sp. Sullo sfondo platani e robinie dominano la scarpata e la zona più asciutta.

Caltha palustris, Parco del Morbasco, Cremona, Marzo 2014



 Metà Marzo non è certo l'ottimale per un'escursione naturalistica: oltre la Caltha vi è ben poco da osservare, almeno nel mondo vegetale. Si poteva notare però un certo brulichio di vita "minore" sulle foglie e gli steli della Caltha. Si tratta di certi insettini, sui 7 mm, con delle gradevoli bande colorate di nero e arancio, che, fotografati e inseriti su un apposito sito di specialisti, sono stati determinati come Prasocuris phellandrii (Linnaeus, 1758). Qui è d'obbligo un ringraziamento a
L'unica descrizione della specie trovata online è inserita in un censimento entomologico di un'area umida della Toscana:
Ricerche sulla Coleotterofauna delle zone umide della Toscana.
VI. Piana di Guasticce - Livorno
(Coleoptera)
di : Arnaldo Bordoni, Saverio Rocchi e Silvio Cuoco, scaricabile a questo indirizzo: http://storianaturale.comune.fe.it/modules/core/lib/d.php?c=iOVY4 

Dove il phellandrii è così descritto:

Prasocuris phellandrii (Linné, 1758)
Specie fortemente igrofila, strettamente legata agli ambienti palustri, ove vive
su alcune Ombrellifere ma anche sulla Ranuncolacea Caltha palustris, come riportato
da MÜLLER (1953). La si può raccogliere sia falciando la vegetazione idrofitica che
muovendo bruscamente le piante sulle quali vive e ripescando poi gli esemplari caduti
nell’acqua. In Toscana non è rarissima, ma molto localizzata; già segnalata per
Ricerche sulla Coleotterofauna delle zone umide della Toscana. Piana di Guasticce - Livorno (Coleoptera), i Paduli di Fucecchio (BORDONI, 1995) e di Bientina (BORDONI & ROCCHI, 2003). In PAVAN(1992) risulta inserita fra le specie minacciate.


Prasocuris phellandrii (Linnaeus, 1758), accoppiamento su Caltha palustris (Linneus,1753). Si notino gli esemplari sporchi di fango, residuo del loro rifugio invernale nel sottosuolo. Cremona, Marzo 2014

Prasocuris phellandrii (Linnaeus, 1758) Cremona, Marzo 2014.

Prasocuris phellandrii (Linnaeus, 1758) Cremona, Marzo 2014.

Prasocuris phellandrii (Linnaeus, 1758), accoppiamento su Caltha palustris (Linneus,1753). Si notino gli esemplari sporchi di fango, residuo del loro rifugio invernale nel sottosuolo. Cremona, Marzo 2014


esemplare di Prasocuris phellandrii (Linnaeus, 1758) predato da un ragno. Cremona, Marzo 2014.




Prasocuris phellandrii (Linnaeus, 1758), accoppiamento su Caltha palustris (Linneus,1753). Si notino gli esemplari sporchi di fango, residuo del loro rifugio invernale nel sottosuolo.Cremona, Marzo 2014.



Prasocuris phellandrii (Linnaeus, 1758), allo stereomicroscopio. Cremona, Marzo 2014.

Questo elegante  e raro crisomelide risulta quindi elemento di sicuro interesse anche per la nostra provincia, le cui aree umide sono sempre meno e sempre più degradate.

Molto meno abbondante ma ancor più appariscente e gradevole alla vista, è quest'altro crisomelide, intorno al cm di lunghezza, ritrovato sempre sulle foglie di Caltha o di Carex.
Si tratta di Plateumaris sp., genere anch'esso legato a zone umide e presente con poche specie in Italia; la più probabile in questo caso è sericea, ma devo ancora approfondire la questione allo stereomicroscopio.( Grazie a Julodis del forum FEI per l'id.)


Plateumaris sp. Parco Morbasco, Cremona, Marzo 2014

Plateumaris sp. Parco Morbasco, Cremona, Marzo 2014
 Cariceto, Parco Morbasco, Cremona, Marzo 2014






Raggiungendo invece la zona meno paludosa, insieme ai recenti tentativi di rimboschimento con essenze  arbustive, si trovano imponenti esemplari di salici cariati: l'opera di manutenzione inerente le parti morte o crollate degli alberi  ha messo in luce dei fori assai larghi e tipici di certi insetti xilofagi (mangiatori di legno) della famiglia dei Cerambicidi (insetti che possiedono spesso delle lunghe antenne).Le specie più grandi di questa famiglia esigono alberi di dimensioni notevoli, con una certa circonferenza ed età, affinchè le  larve possano concludere il loro complicato ciclo vitale, che può durare anche diversi anni.
Quelli sotto fotografati non sono altro che i segni del passaggio (e delle scorpacciate) di tali larve.
Mostrando le foto agli esperti (grazie a Maurizio Pavesi per l'id) e tenendo conto dell'essenza arborea (salice) è probabile che appartengano alla specie Aegosoma scabricorne, ancora relativamente comune nella nostra provincia perchè uno dei cerambicidi di grandi dimensione meno esigenti in termini ecologici e ambientali.
 Ovviamente non è possibile avere una certezza assoluta sull'inquilino senza poter osservare le larve, sicuramente ancora presenti nel legno vivo, o senza poter assistere al magico momento della fuoriuscita dell'esemplare adulto, che apparirebbe così:
Aegosoma scabricorne, San Bassano CR, Luglio 2013, 50 mm antenne escluse.

Aegosoma scabricorne, San Bassano CR, Luglio 2013, 50 mm antenne escluse.




Segni di gallerie lasciati  da  un cerambicide xilofago su salice, probabilmente Aegosoma scabricorne

Segni di gallerie lasciati  da un cerambicide xilofago su salice, probabilmente Aegosoma scabricorne

catasta di legna correttamente lasciata sul posto presso il Parco del Morbasco,Cremona

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E' importantissimo lasciare sul posto la legna tagliata così come gli alberi morti o morenti proprio per offrire materia prima ad una miriade di insetti e ad altri rappresentanti della fauna minore che in essi trovano rifugio e nutrimento. Il rischio di estinzione o la scomparsa a livello locale di certe specie di insetti xilofagi è proprio legata alla mancanza di alberi di grandi dimensioni ed alla raccolta di legname a discapito di piante morte o morenti.
La grande quantità di rami e detriti vegetali mi ha spinto ad alzare alcune cortecce alla ricerca di animali che lì sono soliti rifugiarsi.


Sotto una corteccia appare una chicciola: Discus rotondatus  e due limacce o Limax (la specie è Marradi o Dacampi)

Sotto quest'altra corteccia spunta un grosso elateride che sta svernando in attesa della piena Primavera. Si chiama Lacon punctatus (grazie ad Anostirus del forum FEI)

Lo stesso insetto della foto precedente ripreso dal ventre, la postura ricorda vagamento quella di una mummia o di un sarcofago egizio.


Anche i grandi funghi legnosi presentano una fauna  specializzata, si noti qust'assembramento e i fori scavati da questi insetti.


Concludo questa escursione virtuale con una serie di scatti panoramici.
 Mancano purtroppo le foto ai micro ambienti più interessanti: le risorgive, sgorganti dalla base dell'antica scarpata, creano dei minuscoli ruscelli, le cui sponde, prima che le loro acque sfocino nel Morbasco, ospitano bellissimi ontani,  sparute felci e morbidi cuscini di muschio. Il tutto ci lascia la suggestione di star percorrendo boschi antichi e relitti lasciandoci intravedere come dovevano essere le enormi foreste igrofile che ricoprivano un tempo  parte della Pianura Padana.
Alla prossima occasione non mancherò di ritrarre queste ulteriori particolarità del paesaggio cremonese.













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