domenica 5 ottobre 2014

L'argine "Maestro" del fiume Po. Un omaggio ai Roerich.


Premessa 1: gli aforismi che troverete all'interno del racconto sono un omaggio alla mitica famiglia Roerich. Sulla rete potrete approfondire la loro vita e le loro opere.

Premessa 2 : il racconto é  ambientato a Sommo Con Porto, frazione di S. Daniele Po. Tutte le foto provengono dalla zona di Sommo ma non sono necessariamente inerenti al testo. 

Non ricordo nemmeno io cosa mi avesse spinto, quel giorno di inizio primavera, a vagare,  sperso nel bel mezzo della Pianura padana, sugli argini della golena, scogliere di silenzio intrise dalla marea notturna della rugiada.
Gli argini, in queste lande di torpore, emergono quasi come roccaforti dal piattume imperante: svolgono la funzione di vere e propre isole rifugio dove accorrono tutti gli ultimi colori e profumi della bassa, per non farsi ingoittire e spegnere dall'ondata devastatrice dell'agricoltura intensiva. Sono infatti oasi di sopravvivenza per i fiori spontanei della nostra pianura, cancellati in qualsiasi altro luogo da mais, cemento e fossi ricolmi di acque putride.
Queste ultime sono la palese conseguenza del nostro abuso di derivati di vacche e maiali, le cui feci e urine, data la sovrappopolazione, hanno reso le nostre acque interne, fino a pochi decenni fa limpide e piene di vita, una fogna a cielo aperto, priva di quasi ogni forma vivente.
Dall' argine, distante circa un km dal corso principale del Po, potevo constatare ancora meglio il degrado e la miseria delle nostre campagne, squallide quanto le  favelas dei paesi in via di sviluppo.

Lo stavo percorrendo convintissimo di essere l'unico a  passeggiare in un luogo così remoto, anche i colpi degli ultimi cacciatori sembrarono silenziati da strati di foschia e languore. Eppure, a meno che il fresco mattutino  avesse generato miraggi come il calore infuocato di un deserto, mi parve di scorgere un uomo, proprio davanti a me, a poche decine di metri, percorrere l'argine in direzione opposta alla mia. Un vecchietto straniero, d'aspetto orientale, forse uno dei tanti sik che lavoravano nelle cascine abbandonate dai nostri nonni; eppure non portava il tipico turbante. Mi ricordò vagamente, come fisiognomia, un Tiziano Terzagni, ma in miniatura, data la mole minuscola.
Era del tutto immerso nella lettura di un libricino piccolo piccolo, che, tenuto con una mano sola, pareva assorbisse tutti i suoi pensieri, che, ne sono sicuro, stavano combattendo contro l'apatia e la sonnolenza di cui la stessa aria era impregnata.
La sensazione immediata che provai per quell'omino fu di grande affinità e simpatia, fosse stato lì anche per scopi opposti ai miei, fosse arrivato anche dal paese più lontano dalla Terra, non poteva essere che risonante con me se in quel preciso istante aveva scelto di essere in un posto così particolare e tanto poco frequentato.
L'orologio della sincronicità batte sempre l'ora esatta.
 Lo sentii come un fratello: entrambi vagavamo su quel nastro di terra sopraelevato, sognando di chissà quali vette sacre avvolte da aria purissima e limpida, cercando a modo nostro di emergere un poco dall'atmosfera pesante e opprimente che ci circondava.



Senza che me ne accorgessi, appena il nostro sguardo si incrociò, scaturiva già  una conversazione scarna e asciutta come i nostri fisici:

“Sei un amico di Dio?”
Non chiedetemi come mi uscirono queste parole dalle labbra perchè non ne ho la più pallida idea, mi sentii come se stessi leggendo un copione segreto e predestinato.

“ Si!, sono un amico dell'Uomo.”

“ Cosa stai leggendo ?”

“ Il Libro della Natura.”

“Davvero? E di cosa parla?”

“ Non parla, tace.” E sorrise, irradiando un calore straordinario,  mi guardò intensamente, come se quella fosse la frase centrale di tutta la conversazione, anzi, di tutte le conversazioni possibili.

Poi pose il libricino, chiudendolo, sul palmo della mano e ci soffiò sopra, come fosse stato un soffione di tarassaco. Vidi volare via le paginette, sottili e leggere, sospinte a mezz'aria da un refolo di vento per poi volatilizzarsi nel nulla come bolle di sapone, sparite all'improvviso in un guizzo di luce soffusa, come un piccolo fuoco fatuo.
Sorrise nuovamente e proseguì, camminando placido e lento, senza proferir parola, come se nulla fosse successo.
Rimasi li imbambolato, non mi girai nemmeno per seguire o salutare quell'enigmatico personaggio.
Con la coda dell'occhio ero riuscito, più o meno, a seguire la traettoria delle pagine svolazzanti, cercai allora di avvicinarmi al luogo in cui le vidi, una dopo l'altra, dissolversi in sostanza luminosa.
Scesi dall'argine per raggiungere il punto dove mi parve si fosse dileguata nell'etere la più vicina.
Mi misi alla ricerca di qualsiasi indizio o traccia eventualmente lasciato da quella sorta di “lucciola parlante” ma non riuscii a trovare proprio nulla, finchè non mi imbattei in un vecchio badile sgangherato conficcato nella terra, reliquia di una civiltà pressochè scomparsa, ormai pezzo archeologico.
Mi accorsi subito che sul manico era inciso un messaggio a fuoco, come fosse pirografato; lo sfiorai, era ancora tiepido:

Le mani sporche di Terra saranno sempre pulite e terse di Cielo.

La seconda paginetta ero convinto fosse avvampata in una scia luminosa, come ultima favilla di un fuoco artificiale, nei pressi di un vasto specchio d'acqua.

Mi avvicinai eccitato ad una lanca, antico ramo del Po rimasto orfano del suo nobile padre, circondata da pioppeti e coltivazioni intensive che mettevano a repentaglio la sua portata idrica, rischiando di farla seccare o umiliarla a poco più di una pozzanghera. Non è certo un segreto che in tutta la Pianura Padana, a causa dell'immenso disboscamento e delle pratiche agricole scellerate, la falda acquifera si sta abbassando sempre più, rifugiandosi nelle profondità della Terra.
Come a voler esorcizzare questi oscuri presagi, mi diressi verso i maestosi salici che ancora ornavano le sue sponde, guardiani ormai stanchi e cariati di quell'area umida, per sollevare i lembi delle loro cortecce; il nascondiglio classico, come ogni entomologo sa, di certi bellissimi coleotteri, dalla corazza lucente come quella di un cavaliere che sfila in parata, ma assai più variopinta e brillante.
Appena profanai quell'oscurità inviolabile, vi scorsi dei minuscoli ghirigori, ricordavano le gallerie di certi insettini che rosicchiando la superficie del legno intrecciano sulla superifice del legno  complicati disegni e geometrie, ma in questo caso si trattava di lettere e frasi:

Una spiga di grano verrà portata alla bocca, come un indice appoggiato alle labbra a richiedere silenzio. Calpestera' le lingue biforcute dei social network e delle chat. I fantasmi irreali del virtuale si discioglieranno sotto un sole dal cuore ardente che fa maturare chicchi dorati ed acini succosi. Comunicare a distanza è un potere latente dell'uomo, finchè lo riterrete possibile solo per le macchine non lo scoprirete mai.
Cercate il silenzio di un bosco, la pace di una vetta. Ma senza correre. Adeguate i vostri ritmi eccitati e frenetici al lavoro lento ma incessante della Natura.

E su quelle sponde nere e limose, dove mai nessn bambino avrebbe raccolto conchiglie per ascoltare il rumore di un mare brulicante di raganelle e girini, trovai un'iscrizione nel fango della riva, come se un piccolo bastoncino fosse stato adoperato per lasciare un monito :
Le luci artificiali, i neon, gli schermi e i riflettori, tramortiscono l'uomo ed attirano solo falene ed insetti notturni. Se potete, scaldatevi la sera dinanzi al tepore di un camino. Ogni fiamma viva è terapeutica.
La luce solare fa schiudere i fiori, umili avanguardie celesti, canti colarati della Terra e ci deterge da miriadi di tossine e batteri. Lavatevi con acqua e sole.

Recuperai il sentiero principale e mi ritrovai ben presto tra i segni inequivocabili della fervente mano umana: nelle tenere e unte zolle di terra di un campo appena arato, crepuscolo e al contempo alba di nuova vita, emergeva una macchia rossa, anch'essa terra, ma cotta, frammento di un vecchio tegolone che spuntava come un fungo dal sottosuolo.
Scritto con un gessetto bianco, in una calligrafia fanciullesca, trovai un ulteriore aforisma:

Gli accessori ultra tecnologici sono l'anticamera della sconfitta umana: presto si ambirà a possederli all'interno del  corpo e grazie al ferro e ai chips l'uomo si sentirà un super uomo ma in verità diventerà solo una super macchina. Dentro di voi c'è una bio-psico-tecnologia che nessuna mela bacata potrà eguagliare. Risvegliatela e scoprirete reami prima inimmaginabili: diventerete esseri umani.
Il pensiero è energia! In attesa di essere scovata e misurata !

Costeggiando il campo raggiunsi un bodrio, uno stagno circolare formatosi dalle esondazioni del Po, il cui moto vorticoso, una volta uscito dagli argini, trapana il terreno (in modo ancora non del tutto chiaro alla scienza), fino a trovare la falda sottostante che nutrirà il nuovo bacino idrico creatosi.
Un pallido raggio di sole, ma particolarmente concentrato, trapelò dalle nubi intente a borbottare e languire nel loro cattivo umore, sino ad illuminare un piccolo punto di quelle acque, che mi sorpresi constatare essere più limpide di quanto pensassi. Potei addirittura intravedere il fondale sul quale erano sparpagliati cocci di lumache acquatiche, madreperlacei e luminosissimi: con le loro iridescenze cangianti non mi riuscì difficile intuire che, nel loro finto disordine, erano disposti in una particolare conformazione che potei così decifrare:

L'acqua è un cristallo che fiorisce e vive, incessantemente. Ornatela di preghiere e benedizioni per abbellire la sua struttura molecolare, gioverà al vostro organismo. Anche voi siete acqua: parlate alle vostre cellule! La sapienza degli antichi va rispolverata in chiave di scienza moderna.

Prima di riprendere la ricerca mi fermai un attimo, mi venne da starnutire: gesto ormai divenuto più usuale di sospiri e sbadigli nella regione più inquinata d'Europa... Cercai allora un fazzoletto nella tasca interna della giacca, all'altezza del costato, ma mi accorsi che il candore della carta era solcato da tratti neri e sinuosi:

Il ronzio rinfrescante di api e bombi sovrasterà quello fastidioso di spine elettriche ed elettrodomestici. Il miele è come una condensa solare, nutritevene, ma ancora più importante è che sfamiate il mondo con la sua dolcezza. Siate tutti Madri instancabili, dal Cuore raggiante.

L'immancabile tonfo in acqua che avverte ogni escursionista della bassa rivelò la presenza di una nutria nel fosso che stavo costeggiando, scomparve qualche istante tra i flutti per riemergere accompagnata da un vecchio e pesante bottiglione scuro scuro, da vecchia osteria, che spinse a riva con il suo musino. L'istinto mi obbligò ad afferrarlo e portarlo all' asciutto.
Controluce pareva esserci infilato un messaggio, spaccando il vetro spesso, emerse il contenuto:

Il sudore di un uomo che lavora sotto il sole, se consapevole e grato della sua benedizione, non ha odore acre. Quello di un prigioniero di 4 stanze è già più sgradevole.
Non riducete il potere del Sole a qualche litro di acqua calda!
Chi trema dalla paura, puzzerà orribilmente; la saliva di un iracondo in preda alla rabbia o alla furia omicidia rivelerà un cluster molecolare caotico e amorfo. Studiate le secrezioni dell'uomo nelle più svariate circostanze. La base è sempre Acqua!

Un grande pioppo morto in piedi, mitragliato dai tanti insetti xilofagi e dagli affamati picchi che se ne nutrono, mi invitò ad appoggiare l'orecchio al suo legno sforacchiato: un flebile suono, lontano lontano, lento e pacato, si trasformò in voce appena appena percettibile:


Il battito del cuore cambia e rallenta, in modo benefico, in una casa costruita e arredata con legno.


Un minuscolo faro d'Alessandria, bianco nel bianco di cieli smunti e nebbie calde di lana e bambagia, l'ultimo soldato d'un battaglione ormai sterminato, un tenero bucaneve, se ne stava solitario come un minuscolo lampione contro la forza opprimente di una Notte infinita.
M'inchinai davanti a lui, come fossi devoto vassallo dinanzi ad un antico e nobile signore, tentai di percepirne il profumo, la sua fragranza mi pervase e si tramutò, passando dal naso alla mente, in un fulgido pensiero:

Tornate sui passi di Colui che osservava e amava i fiori, stimandoli più delle vesti sontuose e alla moda. Il suo era un pensiero profondamente scientifico. Circondarsi di vera bellezza cambia la vita.


Giunse il momento di fare una sosta e nutrire il mio corpo con  il più classico menu dei pranzi al sacco. Le briciole, ben presto, raccolte da svariate formiche, iniziarono ad ondeggiare e muoversi sul terreno sino a prendere una formazione ben precisa e intelligibile, che formava lettere e sintassi

Il pane è una morbida casa accogliente e profumata per ogni uomo, da millenni e in ogni continente.
Non una colla immonda che impasta palato e intestino. Se si parte da una seme degenerato, quale nutrimento apporterà all'uomo?

Un cespo di rosa canina con le sue fiammeggianti bacche, dal sapore intenso ed aromatico, attrasse il mio sguardo.
Mi lasciai graffiare dalle sue spine uncinite ed un finissimo rivolo di sangue , giunto ai mille quadrivi del palmo della mano, si contorse e deviò più volte, ramificandosi in un appello disperato:

La frutta e la verdura mature , profumano e si addolciscono per attirare le bocche dei viventi. In questo modo propagano meglio la loro semenza. Ma ditemi, cosa pensate di ottenere mischiando il vostro sangue con quello di una vacca o un maiale?

 Ormai sulla via del ritorno, utilizzai il primo scalino che mi capitò a tiro per stringere i lacci delle scarpe: il ceppo di un platano, tagliato di recente, stava stillando da quella ferita una linfa vischiosa, che come il sangue sulla mia mano, lasciò una traccia su quel taglio netto, insinuando tra i cerchi e le venature del tronco reciso parole taumaturgiche:

Tagliare un albero sarà presto un crimine, come uccidere un animale. A causa della stupidità umana si seccherà la terra e poi la vostra gola. Già ora la falda si rifugia nel profondo. Imparerete a rispettare il senso sacro e scientifico di radici e fronde. I deserti nascono sempre da un'ascia sciagurata e impunita.

Infine giunsi nuovamente sull'argine maestro, che davvero tale si rivelò: sentii riecheggiare dentro di me tutte  quelle frasi sferzanti e taglienti come epitafi, anche se mi disorientiva l'apparente disordine:, non vi era pagina da seguire, avevo accatastato alla rinfusa, nella mente e nel cuore, aforismi preziosi  senza un castone per poterli indossare come gioielli. Erano pietre grezze, di una luce intensa e particolare; non sapevo proprio a che punto fossi di quello strano racconto ma l'istinto mi fece tornare sui miei passi, fino ad arrivare allo stesso luogo in cui incontrai quello strano personaggio.
Mi sembrò riapparire per un singolo istante, avvicinandosi al mio orecchio per sussurrarmi un ultimo messaggio:

Riflettete sul fatto che il Cristo evitava appena possibile le resse delle città, quando poteva se ne stava ben lontano. È una questione di inquinamento psichico, pura chimica sottile.
Ogni uomo è come la ciminiera di una fabbrica, sbuffa incessantemente, propagandole nell'etere, nuvole e fumi, turbini di pensieri ed emozioni. Immaginatevi cosa accade nel radunarne migliaia o milioni di infima bassezza. Quella potente quanto fugace tromba d'aria all'Ilva di Taranto ne fu una piccola ma efficace manifestazione.


Compresi istantaneamente, dopo tutti quei messaggi così criptici, ciò che prima non mi era mai balenato per la testa: il perchè di tutte le mie passeggiate in quei luoghi solitari e deturpati, stagione dopo stagione, anno dopo anno.
Se qualcosa mi insegnarono quelle affermazioni lapidarie, così scarne ma dense di significato, fu sicuramente che chiunque ama quello che fa e lo fa con estrema consapevolezza, trasforma anche il gesto più umile e banale in trionfo e realizzazione; così, il camminare negli stessi luoghi, lascia una scia invisibile, una stratificazione di pensiero, una patina magnetica che carica quella terra con le nostre attenzioni amorevoli, con il nostro godimento nell'osservarne le bellezze naturali. Sono quelle terre che ci chiamano e ci chiedono di seminare su di loro sguardi amorevoli ed attenti, come fossero balsamo curativo. Lo sguardo dell'uomo, così come il piede ed il suo pensiero, lasciano un'impronta specifica ed indelebile.
Passo dopo passo, cerchiamo di nutrire con occhi aperti, cuore ardente e mente focalizzata ciò che vediamo sofferente intorno a noi, è il nostro compito, di giardinieri e custodi.
Magnetizzate i sentieri con le vostre benedizioni sussurrate, con i vostri canti di gioia, con le vibrazioni delle vostre emozioni; la natura se ne nutrirà e ne trarrà giovamento. Fate sentire alla Terra il rintocco dei vostri passi.
Esercitatevi, mentre passate, a gettare semi e parole garbate, come un contadino fiducioso, sulle povere terre schiacciate dall'avidità umana o dalla trascuratezza delle persone.
Nel profondo Cilento, un uomo del posto, indigeno autentico, raffrontava due piante di fico all'interno di un uliveto scosceso, l'una in posizione comoda e facilmente raggiungibile, l'altra più isolata e quindi meno abituata alla presenza umana.
Vedi come è vigoroso e carico di frutti questo fico? Si sente amato, desiderato, e' circondato da persone che gli vogliono bene e vengono a trovarlo tutti i giorni, ecco perchè è così florido e possente.
Quello laggiù invece, non va a trovarlo mai nessuno, di conseguenza non ha quasi alcun frutto, è triste e rachitico, è meno in salute...”


Con mani e piedi umani, con mani e piedi umani si costruirà la nuova Terra.
I segni del Cristo, Nicolas Roerich, 1924
 
Posta un commento