lunedì 6 ottobre 2014

Il Rinascimento italiano nel palmo di una mano



Le sabbie del Po non sono poi così dissimili da quelle di un deserto, scoprono e ricoprono, incessantemente, rifiuti e tesori, le une mosse dai flutti della corrente, le altre dai venti e dalle tempeste. E' un giocare a nascondino continuo, dove antiche rovine compaiono, scompaiono e riappaiono, seguendo i capricci di qualche djin del deserto; noi, sul Po, ci accontentiamo di antichità più modeste ma altrettanto affascinanti e piene di storia: emergono, ogni tanto, dalle ghiaie più sottili, delle minuscole cupole, piccole collinette di terracotta, rimaste sepolte nel letto del fiume per secoli: aspettano, come una vanitosa conchiglia marina, che qualcuno le giri e le raccolga per ammirarle.







Chiunque abbia mai avuto la fortuna di imbattersi in questi lisci seni d'argilla, avrà scoperto, spero con somma meraviglia, delle vere e proprie opere d'arte in miniatura, un'esplosione di colori e segni variopinti. Si tratta infatti, di ciotole, piatti e scodelle che risalgono al Rinascimento italiano, nel loro piccolo degli autentici capolavori.
Se guardiamo le produzioni precedenti, ovvero le monotone (da un mero punto di vista cromatico) stoviglie romane o del primo medioevo e quelle successive, ovvero le maioliche del '600 e le porcellane del '700,per non parlare delle produzioni industriali dell'800 e del '900, rimarremo stupiti dal declino che via via si osserva: ci saranno sempre figure e decorazioni ma perderanno
 
irremediabilmente quel “carisma” e quel vigore tipici del Rinascimento. Il procedere dei secoli, con l'avvento di economie commerciali ('600) e poi industriali('700) ha tranciato via ogni bellezza, tranne che per una strettissima minoranza di persone, per naufragare verso '800 in produzioni dove un qualsiasi decoro manuale sarebbe stato un lusso smisurato ed una perdita di tempo colossale per raggiungere una produzione di massa. Non c'è scampo, il tempo si lega sempre più indissolubilmente con il dio denaro, fino ad arrivare all'attuale piatto bianco (e vuoto, per molti).
L'estro, la vivacità delle tinte e la modernità dei decori tipici di questo stile particolare, sicuramente di ispirazione orientale, rimane quindi confinato, grossomodo, tra il '400 e il '500.
Addirittura, alcune di queste stoviglie, che spesso erano di banale uso casalingo e quotidiano, nulla hanno da invidiare all'arte astratta o liberty del XX secolo. Sono di una modernità impressionante, come spero possiate comprendere dalla foto sotto riportata.




Solitamente, in quel mare caldo di chicchi dorati in attesa di attecchire, si ritrovano solo i fondi delle ciotole e dei piatti, dove vi è raffigurato il disegno principale e più caratteristico.
Queste terracotte, dunque, da un lato, quello esterno, sono di un bel color mattone, lisciate dalle innumerevoli carezze delle correnti fluviali e da infiniti bagni di sabbia, all'interno invece è un tripudio di motivi floreali, disegni simbolici e stilizzati, persino volti e paesaggi, il tutto esaltato da verdi e gialli brillanti, aranci bruniti, azzurri e viola intensissimi, persino dopo 500 anni. 
Infatti un'altra peculiarità di questi reperti è il fatto che i disegni, incisi, e i colori, di derivazione minerale, sono protetti da un sottile strato detto vetrina, una pellicola sottilissima di vetro fuso che li protegge per secoli e secoli, lasciandoli, sino al momento del ritrovamento, freschi e brillanti come se fossero stati appena sfornati.
 
Chi avesse la fortuna di possederne anche solo un frammento (ma si trovano anche interi nel mercato antiquario), è come se avesse fra le mani una stilla del genio di un Leonardo o un Raffaello perchè persino il più umile artigiano, in quel secolo d'oro, ha attinto a quella misteriosa forza creatrice di inaudita bellezza e vigore artistico, come se un misterioso influsso astro-chimico quale il passaggio di una stella comete o l'esplosione di una super nova avesse fatto piovere letteralmente dal cielo raggi di inspirazione e creatività.
Un periodo dell'umanità davvero benedetto e particolare: godete dunque di quei frammenti carichi
 delle più alte energie e vibrazioni come di qualcosa di unico ed irripetibile.

Frammento di ceramica graffita del XVI sec, produzione lombarda, colori: azzurro-cobalto,giallo-ferraccia, verde-ramina, viola-manganese. La decorazione rappresenta un fiore a calice che può essere interpretato anche come calice/vaso, simbolo di fecondità. Il testo La ceramica graffita del Rinascimento tra Po, Adige e Oglio a pag. 322( vedi bibliografia in fondo all'articolo) mostra esemplari molto simili, anche di produzione cremonese e si ipotizza che il vaso/calice fiorito possa simboleggiare anche il sacro Graal, dato che secondo una leggenda Longino avrebbe raccolto il sangue di Gesù ai piedi della croce per poi portarlo a Mantova, dove si venera in Sacri Vasi custoditi nella basilica di S. Andrea.


Briciole di bibliografia locale 




La Ceramica graffita del rinascimento tra Po adige e Oglio ,Munarini Michelangelo, 1998, Belriguardo,Ferrara

Hic Est Bonum Comedere. Stoviglie e Vettovaglie Rinascimentali di una Guarnigione di Pizzighettone, Pitcher Passi, Lynn,Pizzighettone,2005


Manerbio: storia e archeologia di un comune della pianura bresciana
Museo civico, 1995


Ceramiche della pianura bresciana dal XV al XVIII secolo: tecniche, forme e decori : il caso di Manerbio e di Remedello  Genesio Beltrami Treccani, Maria Gabriella Mori
Tipolitografia Endi, 2004


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