martedì 21 luglio 2015

Il grande mistero delle conchiglie e di chi le colleziona. Nella cosmovisòn la soluzione. Parte II di II.


Un mio fortunato ritrovamento...
Per anni  ho frequentato un club di collezionisti di conchiglie, nel caso specifico conchiglie fossili, che si trovano in quantità tra le splendide argille grigio-azzurre dei primi colli piacentini.
Come in tutti i ritrovi similari, le discussioni vertevano principalmente sulle ultime cacce, i posti più o meno segreti che i vecchi del mestiere custodiscono gelosamente, le rarità e gli esemplari leggendari, i bei tempi di una volta,quando si trovava molto di più ed altre amenità similari.
Tutti gli iscritti, inutile dirlo, erano mossi da un' enorme passione nel cercare, trovare e ammirare quei gioielli della natura che sgorgano candidi come gigli dai fondali, ora emersi, dei mari pliocenici ( intorno a 3 milioni di anni fa).
Mostre, microscopi, migliaia di ore di conversazioni e studi, setacci, restauri e libri per catalogarle. Picozzate e zappettate furibonde, innumerevoli pranzi malaco-gastronomici, innaffiati immancabilmente da ottimi gutturni locali o dagli speciali mandorlati di Magnano...
Una volta, tanto per provare a smuovere un po' le acque fin troppo stagnanti, mi sono divertito, nel bel mezzo di una discussione tra bicchieri vuoti e stomaci ricolmi, a porre questa domanda, all'incirca in questi termini:
“Abbiamo tutti quanti una grande passione per le nostre amate conchiglie, abbiamo raccolto esemplari eccezionali, degni di un museo, abbiamo imparato a memoria centinaia di binomi in lingua latina per battezzare con genere e specie tutta la collezione.
Non parliamo poi delle damigiane di sudore riempite arrampicandoci per orridi e calanchi che farebbero impallidire il più coriaceo stambecco dello Stelvio, tra rovi, zecche, spine velenose, molte tipo sabbie mobili e i tremendi fanghi a risucchio, che quando torni non ti riconoscerebbe manco tua madre tanto ti sporchi.
Eppure, dopo decenni che ci dedichiamo a tutte queste amenità, non sappiamo rispondere ad una domanda basilare, tanto ingenua quanto beffarda, impossibile persino: perchè ci piacciono? Perchè le collezioniamo?”
Scena muta, mi guardano come per dire: ma dici sul serio o stai scherzando? Si sentono presi in giro, non giunge alcuna risposta.

Le apoteosi del gruppo, che corrispondevano sempre a baccanali a base di torta fritta e mitragliate di coppa e pancetta, portavano alla luce, a tavola, grande spianatrice di tutte le classi sociali, discorsi e pensieri che rivelavano come tutti quei collezionisti, che si tramutano  tutti e indistintamente in bimbi avidi e golosi davanti a quelle caramelle marine, fossero persone tendenzialmente molto materiali, razionali e carnali (come rivelava la stessa dieta d'altronde).
Non lasciavano il minimo spiraglio per l'invisibile ed il sottile. Anzi, il concetto di anima, veniva totalmente bandito e ripudiato, era in quella tribù di discepoli del pensiero scientifico e razionalista, un vero e proprio tabù.
Ed è divertente vedere come ciò che da loro è sempre stato negato, estirpato, esorcizzato e represso abbia comunque trovato la sua strada, come corso d'acqua sotterraneo(in questo caso salata ed ormai prosciugata da milioni di anni), per riemergere.
Pane per i denti del buon James Hillman!
Quel senso del sacro, del bello, dell'invisibile, il richiamo dell' anima, da loro schernito e fatto tacere per tutta la vita, rinnegato con metodica costanza, si esprime in quel capriccio, in quel ricciolo ribelle di manzoniana memoria, in quella curva sensuale, in quella spirale ipnotica che tutti ammirano senza saperne il perchè, dalla quale sono irretiti come falene alla lanterna.
Esistono ben pochi angoli retti nel mondo delle conchiglie, ben pochi quadrati e cubi.
E' tutto curvilineo e seducente, come il corpo di una donna..L'anima è femmina, si sa.:-)

Edith Stein diceva: “Chi cerca la verità cerca Dio, che lo sappia oppure no”.
Io mi permetto di modificare la frase, ma in realtà non modifico nulla:
chi cerca la bellezza cerco Dio, che lo sappia oppure no.

Verità e bellezza vanno di pari passo, non siamo affatto lontani dal καλὸς καὶ ἀγαθός degli antici greci (Kalós kái agathós ): estetica ed etica, in connubio perfetto.

In Plotino( che ovviamente Hilmann ama e cita moltissimo n.d.s.), la visione della verità e la contemplazione di Dio sono posti come fine ultimo della vita umana. L’anima non deve fermarsi alla bellezza riconoscibile con i cinque sensi in quegli oggetti dove esiste una forma prevalente sulle altre che le rende un tutt’uno omogeneo, ma tendere all’idea di bellezza in sé, proprie di tutte le idee e che può essere colta solo con la mente, non con i sensi. Dal Bene emana questa bellezza, sebbene siano identici, il Bene è una realtà ancora al di sopra della bellezza delle idee.
https://it.wikipedia.org/wiki/Kalokagathia

 Torna  davvero utilissimo ricordare Hilmann, che ha lo straordinario coraggio di rispolverare da secoli di oblio, miti e filosofie oggi “eretiche”, perchè hanno l'ardire di parlare di Anima, di Altro, di Alto.
Dona un soffio vitale, porta un refolo di aria nuova, nonostante sia in realtà antica come e più del mondo, dove ora c'è solo la polvere che si accumula sui banchi delle università e sopra le teste di professori e studenti; per non parlare dei cimiteri della conoscenza: i loculi dove si accatastano le tesi degli studenti.
Riemergono gli dei dimenticati e l'anima negata nei modi più disparati e sottili, sempre in punta di piedi e delicata, per non farsi scoprire da chi non la vuole incontrare e accettare.
Nel nostro caso sotto la forma innocente di quei gusci di pura luce scolpita.
Le conquiste e il progresso di una civiltà non passano certo  tutte per la tecnica e la scienza!

La scienza ci spiega che miriadi di milioni di anni fa le conchiglie non avevano la raffinatezza odierna, possedevano solo, gasteropodi o bivalvi che fossero, una simmetria bilaterale.
Poi, per motivi ancora ignoti e dibattuti, perchè ovviamente spiegati con teorie fallaci che suppongono  solo l'utilitarismo, avvenne qualcosa di straordinario. La torsione, la tensione, quasi mistica, verso l'alto, che rivoluzionò tutti i mari, portando la forma inedita della spirale, che tanto ci attrae e ci irretisce, giusto per usare termine marino.

Perchè nessuno ha l'ardire di affermare che manca un ingrediente fondamentale nelle insipide ricette che vogliono definire la vita e la natura?
Il piacere! Non importa stabilire di chi, se di un dio Nettuno o di Gaia tutta.
Il piacere, ovvero il non scopo utilitaristico, ma il piacere fine a se stesso di creare, sperimentare forme nuove, generare opere d'arte.
Perchè il piacere di osservare una conchiglia deve essere solo nostro? Come siamo egoisti!
Neghiamo qualsiasi stilla di divino, di spirito, qualsiasi carezza dell' anima ed ecco che lei si insinua nelle nostre vite con queste piccole reliquie, che noi ci divertiamo a esporre e catalogare in griglie che ricordano tanto la prigione e la graticola della nostra mente più limitata e sviluppata, ( ossimoro voluto, haìnoi) quella razionale e analitica.
Non c'è modo e non c'è via per dimostrare il senso estetico della natura, c'è solo da sentire e percepire!


CONSIGLI PRATICI PER COLLEZIONISTI MANIACI E IMPENITENTI:

Sostituire o almeno affiancare tutti i cartellini che di solito hanno questa formula:

Fusinus longiroster (Brocchi, 1814)

luogo del ritrovamento: Castell'Arquato

data: 18 10 2010

collezione di:

con un cartellino con una poesia dedicata per ogni conchiglia, per la quale ci inventiamo noi il nome.
http://www.naturamediterraneo.com/Forum/pop_printer_friendly.asp?TOPIC_ID=120473

Esempio: questa conchiglietta raffinatissima, larga forse mezzo mm e alta 2-3 mm, è un endemismo recentemente scoperto nelle sorgenti del fiume Magra (tra Liguria e Toscana).
Ciò significa che in tutto il mondo questo aggraziato essere abita solo ed esclusivamente lì, in un limitatissimo fazzoletto di terra, pardon, di acqua sotterranea.
E' stata battezzata Alzoniella lunensis, dove lunensis, che è il nome specifico(della specie), deriva da Lunigiana.
Ma non meriterebbe forse un nome diverso? Sù sù, un piccolo sforzo della fantasia, provate a  ribattezzarla, io ho scelto di chiamarla Unicornia fulgensis, adesso tocca a voi!.

Togliamo le conchiglie, anche solo simbolicamente, da quei miseri loculi anonimi, scatoline e scatolette assortite che si addicono di più  al  tonno e alle acciughe!
Facciamole vivere all'aria aperta, in primis quella della nostra fantasia.
Creiamo un disegno, un dipinto dove una conchiglia come questa diventa il turbante di un misterioso mago orientale:

stenohttp://fr.cdn.v5.futura-sciences.com/sources/images/dossier/rte/magic/3740_pointier_5-Stenorhytis_pern.jpg

Invece di misurare quanto sono lunghe per sapere se abbiamo superato il record del quartiere, come fossero un riflesso del nostro pipino, iniziamo a misurare ciò che suscitano in noi, le emozioni che ci fanno provare!
Percepiamole come apriscatole del mare. Chiavi elaborate per spalancare i forzieri che celano i segreti del mare. Inventatevi qualcosa insomma!
 Oppure come simbolo della scala cosmica, della salita inesauribile, che non ci deve spaventare ma eccitare.( Non vorremmo forse che non finissime mai il bel libro che stiamo leggendo?)
Non cade forse a fagiuolo questa frase tratta dall'indomabile coppia Roerich, esternatori dell'Agni Yoga?

 L’Infinito si manifesta nella Bellezza. Essa illumina gli insegnamenti dei Cercatori dello spirito. Nel Bello esprimiamo senza timore la verità della libertà. Con la Bellezza accendiamo splendori in ogni goccia d’acqua; trasformiamo la materia in un arcobaleno.      
 Illuminazione, 322


Ecco invece  un bell'esempio di sincronicità: mentre stavo scrivendo queste righe ecco che arriva, dalla tele accesa in cucina, che in verità mi stava anche un po' disturbando, un brandello di messaggio, una voce che attira la mia attenzione e mi costringe a girare la testa: un indigeno di non so nemmeno quale nazione dell' America latina, all'interno di un documentario su rai5, proclama il pilastro fondante della sua cultura tradizionale-sciamanica, utilizzando una parola per me epica:

LA COSMOVISIO'N!
Bellissimo sentire questa parola, nella sua pronuncia in lingua madre, da un giovane indio scalzo che senza aver letto decine di libri e senza aver frequentato corsi new age dai titoli roboanti aveva già nel cuore, forte e chiaro, sia il cosmo che la visione.
E' la fucina del cuore, infatti, che fonde e unisce parole e concetti che non abbiamo mai osato immaginare insieme!
La cosmovisiòn!
Quella modalità olistica di rapportarci alla vita, alla natura, ai nostri simili, che manca tanto alla raminga scienza odierna e a tutta la nostra civiltà. A furia di spaccare atomi e capelli in quattro la Scienza ed il progresso  hanno spaccato tutto, anche il filo che ci legava, anima e corpo, con la nostra dimensione interiore, con il senso del sacro e del mistero.
Per questo è fondamentale ricongiungere scienza e spirito ed anche in questo caso non c'è scampo.
Sarà la fucina del cuore ad unire questi gemelli separati alla nascita, questi Caino e Abele, in lotta eterna, sempre più vicini per colpirsi meglio, per afferrarsi e cercare di mettersi l'un l'altro al tappeto, finchè non si accorgeranno di avere lo stesso volto, la stessa origine, lo stesso padre e la stessa madre.
Allora si leverà alta la voce: Cosmovisiòn !
E la salda presa da lottatori si trasformerà in un fraterno abbraccio.
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